Pubblichiamo il contenuto degli incontri che P.Tito Paolo Zecca sta tenendo in questi giorni ai novizi passionisti
Paolo Francesco Dànei aveva compreso che Dio lo chiamava ad essere l’innamorato e l’apostolo del Crocifisso. Diversi anni dopo prenderà il nome di Paolo della Croce. Per seguire questa vocazione rinunciò a proposte di matrimonio e a una eredità lasciatagli dallo zio sacerdote. Per sé prese dallo zio solo il libro della Liturgia delle Ore (breviario).
Il discernimento della vocazione lo continuò durante tutto il 1720 con il vescovo di Alessandria, mons. Francesco A. di Gattinara (poi arcivescovo di Torino, + 1743). Questi, dopo averne ascoltato la confessione generale e averci parlato a lungo, si assicurò della credibilità di quanto il giovane affermava.
Scriverà Paolo in seguito: “Io tutto confidavo con lui che con benignità mi sentiva e mi faceva porre in carta quanto mi passava per la mente, e quello che era mirabile, piangeva anche lui di contentezza”. D’accordo con il prelato, Paolo compie la scelta dolorosa: da’ l’addio alla famiglia, superando enormi difficoltà, come egli stesso scriverà molti anni dopo al nobile elbano Francesco Appiani per incoraggiarlo a superare le difficoltà di famiglia per entrare tra i Passionisti:
“O se sapesse i contrasti che provai io prima di abbracciare questa vita in cui sono! Gli orrori grandi, che mi cagionava il demonio, la compassione verso i miei parenti, che lasciavo in grandi bisogni, e le loro speranze secondo il mondo, erano tutte sopra di me; le desolazioni interne, le malinconie, i timori: mi pareva che non sarei durato. Il diavolo mi metteva avanti che ero ingannato, che potevo servir Dio in altra maniera, che questa non era vita per me ecc. e sopra tutto m’era cessata ogni devozione, mi trovavo arido, tentato in tutte le maniere, mi faceva orrore sino sentir suonare le campane: tutti mi parevano contenti, fuori che me. Non posso mai arrivare a spiegare i grandi combattimenti; e questi mi assalirono più forte, quando ero vicino a vestirmi e lasciare la mia povera casa” (Lett. ai laici, vol. I, p. 193).
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La famiglia di San Paolo della Croce, l’infanzia nel Ducato di Monferrato in compagnia dei fratelli e delle sorelle. Il mestiere di papà Luca, l’educazione religiosa conferita dalla santa mamma Anna Maria, le entusiasmanti letture dei padri del deserto. E ancora, le testimonianze della sorella Teresa nei Processi canonici, la giovinezza di Paolo e Giovanni Battista.
Tutto questo e molto altro nei seguenti file audio.
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Il Settecento è sempre stato considerato dagli storici un secolo frivolo e superficiale, in caduta libera verso la Rivoluzione Francese.
Contraddistinto da una spiritualità languida e mediocre, da una decadenza morale devastante: popolo ignorante, superstizioso e credulone, clero poco erudito e connivente con i potenti di turno. Approfondendo meglio questo periodo, gli storici della Chiesa parlano di un’epoca di crisi che si riferisce sopratutto alla struttura episcopale priva di forti personalità.
Quello che S.Paolo della Croce dice “i popoli hanno dimenticato la Passione di Gesù Cristo” è fondamentalmente vero, infatti, anche se il popolo era intessuto in pratiche religiose devozionali, queste erano perlopiù vissute come un’appartenenza sociale (…).
“…Dopo poi qualche tempo (che non mi sovviene né il mese, né il giorno di certo) restai, ma con più veemente ispirazione di ritirarmi alla solitudine e queste ispirazioni il mio caro Iddio me le dava con molta soavità di cuore. Ora in questo tempo mi venne lume di portare una povera tonica nera d’arbagio, che è della più ordinaria lana che si trovi in questi paesi, et andare scalzo, a vivere con altissima povertà, insomma colla grazia del Signore fare vita penitente…”
“…Poi quest’estate passata, nel qual tempo non mi sovviene né il mese, né il giorno, perché non l’ho scritto, so bene che era un tempo che si raccoglieva il grano, in giorno feriale feci indegnamente la S.Comunione nella chiesa de’ RR.PP.Cappuccini del Castellazzo, e mi ricordo che fui molto raccolto, dopo mi partii per andarmene a casa, e per la strada andavo raccolto come in orazione. Quando fui in una strada per voltare verso casa, fui elevato in Dio con altissimo raccoglimento, con scordamento di tutto e grandissima soavità interiore; ed in questo tempo mi vidi in spirito vestito di nero sino a terra, con una croce bianca in petto e sotto la croce avevo scritto il Nome santissimo di Gesù in lettere bianche, ed in quest’istante mi sentii dire queste istesse parole: E’ questo in segno di quanto debba essere puro e candido quel cuore, che deve portare scolpito il Nome SS.mo di Gesù; ed io vedendo e sentendo ciò, mi posi a piangere, e poi cessò. Di lì a poco tempo vidi in spirito a porgermi la s.tonica con il nome SS.mo di Gesù e la croce tutta bianca, a riserva la tonica nera; ed io con giubilo di cuore l’abbracciavo. Sappia chi leggerà questo, che nel vedermi porgere la s.tonica non vedevo forma corporea, come dire figura d’uomo, questo no, ma in Dio; cioè l’anima conosce che è Dio perché glielo fa intendere con moti interni del cuore ed infusa intelligenza nello spirito, e tanto altamente, che è difficilissimo a spiegarsi, perché l’anima è tanto quello che intende, che non si puole né dire, né scrivere…. …E poi sappiate, carissimi, che il principal fine d’andar vestiti di nero (secondo la particolare ispirazione che Dio m’ha dato) s’è d’essere vestiti a lutto in memoria della Passione e Morte di Gesù, ed acciò non ci scordiamo mai d’averne con noi una continua e dolorosa rimembranza…” (Lettere ai religiosi a cura di P.Fabiano Giorgini, p.753)
La missione della Chiesa? Evangelizzare, mostrare al mondo la Bellezza della Buona Novella. Il web? Una metropoli sterminata da evangelizzare.
Nel Messaggio per la XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù, Benedetto XVI scriveva:
“Cari giovani sentitevi impegnati ad introdurre nella cultura di questo nuovo ambiente comunicativo e informativo i valori su cui poggia la vostra vita!. A voi, giovani, che quasi spontaneamente vi trovate in sintonia con questi nuovi mezzi di comunicazione, spetta in particolare il compito della evangelizzazione di questo ‘continente digitale'”.
E noi giovani passionisti, colta l’importanza e l’urgenza di questa vera e propria chiamata, stiamo iniziando ad organizzarci e ad attivarci.
Dopo il sito della Provincia CEBe quello del Noviziato, prende forma il nuovo spazio web della Pastorale Giovanile CEB ( http://giovani.cebnews.eu/ )
La cronaca delle iniziative di animazione giovanile e vocazionale sarà accompagnata dalla diffusione di cammini unitari, eventi, missioni, materiale informativo e materiale multimediale. Insomma, ne vedremo delle belle!
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