Visita al Carmelo Janua Coeli di Cerreto

Visita al Carmelo Janua Coeli di Cerreto

Ci sono luoghi speciali in cui nel silenzio puoi sentire parlare Dio. Il monastero carmelitano “Janua Coeli” di Cerreto è uno di questi luoghi in cui tutto profuma di Cielo: l’odore della cera delle candele intagliate con amore dalle monache, il calore e l’ordine dei locali, il sorriso con cui vieni accolto da occhi pieni di luce che ti ricordano quanto sei fortunato se credi che “Solo Dio basta”. E scopri che le grate della clausura non sono un limite, perché non impediscono di sentire il calore di un abbraccio, ma sono solo il segno di quel sacro rispetto dovuto davanti all’ineffabile Mistero di Dio.

C’è una frase che ha colpito tutti noi. Si trova all’ingresso della sala di attesa del monastero, la si legge varcando la porta, varcando quel limite che segna l’ingresso nel Mistero.

«Bisogna condurre la guerra più dura, la guerra contro se stessi. Bisogna arrivare a disarmarsi. Ho condotto questa guerra lungo tanti anni, è stata terribile. Ma sono disarmato. Non temo più niente di niente perché l’amore scaccia la paura. Sono disarmato dalla volontà di aver ragione, di giustificarmi squalificando gli altri. Non sono più sulla difensiva, gelosamente ripiegato nelle mie ricchezze. Accolgo e condivido. Non tengo particolarmente alle mie idee, ai miei progetti. Se me ne presentano di migliori o neppure migliori, ma buoni, accetto senza rimpianti. Se ci si disarma, se ci si spossessa, se ci si apre al Dio Uomo che fa nuova ogni cosa, allora Lui cancella il cattivo passato e ci offre un tempo nuovo dove tutto è possibile».  (Atenagora – Patriarca di Costantinopoli)

 

Ascolta l’Ave Maria cantata al termine della messa dalle monache del monastero “Janua Coeli” di Cerreto

 

Una penna a forma di croce

Una penna a forma di croce

Si fa sempre più chiara nel mio cuore una verità: ritornare alle sorgenti delle intuizioni fondatrici contribuisce ad assumere in pieno il presente e a lavorare per l’ avvenire. Appartenere (parola oggi desueta, il mondo – ognuno di noi forse – fa fatica ad appartenere a qualcosa, figuriamoci poi a qualcuno, moglie o marito, contesto culturale, sociale o comunità ecclesiale), sentirsi parte viva di una Famiglia religiosa significa riprendere – ogni giorno – un cammino che per noi passionisti sgorga dal cuore paterno di Paolo della Croce.Un cammino sempre nuovo da intraprendere quando la routine sembra sommergere tutto. Mi ha sempre affascinato quell’espressione dell’ormai San Giovanni Paolo II, pronunciata a conclusione della preghiera mariana dell’Angelus il 20 giugno 2014: ”Non si tagliano le radici dalle quali si è cresciuti”. E’ un’espressione profondamente vera! Attuale, soprattutto per un contesto sociale che fa di tutto per cancellare il proprio passato, la propria storia e che inevitabilmente e inconsciamente svilisce il proprio futuro. Fare memoria è immergersi in luoghi, contesti…esperienze di vita. Fare memoria è ”ri-comporre un luogo” per usare un’espressione cara a Ignazio di Loyola.

Fare memoria è sentire profumi, vedere colori…quelli stessi visti e avvertiti da chi ci ha preceduto; da chi ha segnato il cammino. Dal 13 al 16 di gennaio il noviziato CEB è stato accolto – per un momento di formazione – presso il ritiro di San Sosio a Falvaterra (FR). Abbiamo avuto la gioia e, possiamo anche dirlo, l’onore di ascoltare alcune interessanti lezioni di p. Giuseppe Comparelli studioso della nostra Congregazione, già professore di filosofia all’Istituto di Teologia del Pontificio Collegio Leoniano di Anagni. Abbiamo cercato di rileggere la storia, la nostra storia, questa nostra storia…scritta – certo – dalla presenza della grazia, ma anche dalla generosità di tante anime buone che sui passi di Paolo della Croce hanno accettato la grande sfida della santità cristiana. Qualche mese fa leggevo un libro di p. Jean-Claude Lavigne, dal titolo ”Perché abbiano la vita in abbondanza”, ebbene a pagina 122 lo studioso domenicano, parlando della memoria collettiva della fondazione, annota:«Il fondatore viene riletto in rapporto alle sfide del presente e serve a definire una via per il presente».

Rileggere la storia del fondatore e dei primi anni in cui il carisma ha iniziato a propagarsi per le viuzze del mondo, ci ha aiutato proprio in questo: a prendere coscienza del dono che Lui, il Signore della storia, ci ha gratuitamente fatto, nel metterci alla sua scuola e dietro i passi di Paolo della Croce. Rileggere la storia – come dice p. Lavigne e come ha più volte ribadito durante quei giorni, p. Comparelli – serve per trovare nuove modalità di apostolato e di missione, per guardare al futuro non con paura ma con gioia, memori delle fatiche, delle cadute e dei successi che tanti (ma proprio tanti) prima di noi hanno vissuto. C’è necessità di un approccio storico, possiamo dire che ciò è necessario per immergersi nella tradizione viva dell’Istituto, per capire se ci si vuole impegnare veramente nel vivere un carisma. Ripartire dalla storia, da ciò che è stato, da quello che nei primi ritiri si è consumato, dal toccare – anche – le copie delle prime regole, dal vedere la firma del nostro Fondatore sugli antichi registri, ci aiuta a vivere nel mondo situazioni e sfide nuove restando radicati nel cuore di Paolo della Croce, e con Lui, strettamente uniti a Lui, nel cuore di Cristo Gesù.

Noi novizi, vogliamo di gran cuore ringraziare la comunità di San Sosio per la calda accoglienza, in particolar modo vogliamo dire un grazie sincero al p. Comparelli per la pazienza avuta nel fare con noi memoria, sfogliando pagine meravigliose di santità, che la Croce di Cristo ha scritto dal 1775 (anno della morte del fondatore) e per fortuna, ancora oggi, nonostante tutto, continua a scrivere.
Andrea novizio

 

P.Carlo ci saluta da Fatima

P.Carlo ci saluta da Fatima

Dal Portogallo, dove P.Carlo si trova per l’incontro dei Consultori alla Formazione della futura Provincia CEB, ci giungono i suoi saluti.

A Fatima ha pregato per noi tutti, affidando alla Vergine Maria e al Suo Cuore Immacolato il cammino del noviziato, la vocazione dei novizi e tutte le intenzioni particolari affidate alla nostra Comunità. Grazie di cuore!

 

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S.Eutizio – Vignanello – Vitorchiano

S.Eutizio – Vignanello – Vitorchiano

Giornata intensa quella di oggi…7 ottobre!

La luce è una, ma le ”vetrate” da cui filtra sono tante!
Quando si visitano i luoghi del Fondatore è come sfogliare un album di ricordi (tangibili), come quando da bambini ci si sedeva attorno al focolare domestico per rivivere momenti importanti e rivedere volti cari. Cuori palpitanti.

Oggi abbiamo fatto tappa a Sant’Eutizio, frazione di Soriano nel Cimino, in provincia di Viterbo, uno dei primi ritiri passionisti, voluti da San Paolo. Luogo caro, perchè si ritorna alle origini, non solo della Congregazione, ma della stessa fede cristiana, fondata sul sangue dei primi martiri…di coloro che, con la vita, ci han trasmesso, anzitutto, quello che hanno ricevuto (cit. 1 Cor 15,3).
Una primissima comunità cristiana nata e fecondata – secoli fa – dalle parole e dal sangue di Eutizio di Ferento…una comunità che secoli dopo ha – poi – goduto della predicazione di Paolo della Croce. E’ stato particolare il momento della celebrazione Eucaristica nella cella del Fondatore…abbiamo condiviso non solo il Pane Eucaristico, ma – in uno scambio sincero – frammenti della nostra vita.

Abbiamo fatto poi – dopo il pranzo – tappa a Vignanello (Vt), dalle monache passioniste: figli e figlie nati dal cuore di uno stesso Padre, ed in vista della vestizione abbiamo colto l’occasione per dare lavoro alle abili mani di queste nostre buone sorelle. Tre nuovi abiti saranno pronti per il 21 novembre!

Di ritorno a casa, abbiamo voluto rendere un piccolo omaggio – presso il monastero di Vitorchiano – alla Beata Gagriella dell’Unità (Sagheddu) monaca trappista, apostola dell’unità dei cristiani, che ”ha dedicato – come ha scritto San Giovanni Paolo II nella Ut unum sint, 27 – la sua esistenza alla meditazione e alla preghiera incentrate sul capitolo 17 del vangelo di san Giovanni e l’ha offerta per l’unità dei cristiani”.

C’è un filo rosso che misteriosamente lega storie…luoghi, volti…è il soave profumo di Cristo che riempie i cuori, le mense…i sorrisi di coloro che – tra gli affanni del mondo – hanno scelto il Regno di Dio! Grazie.

(Fabrice, Francesco e Andrea)

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I novizi sui passi di San Paolo della Croce a Ovada e Castellazzo

I novizi sui passi di San Paolo della Croce a Ovada e Castellazzo

Nel percorso formativo del noviziato è stata inserita una tappa fondamentale per noi novizi che va ad integrare quella della spiritualità che via via stiamo acquisendo ed è quella della visita dei luoghi dove il nostro fondatore è nato, vissuto, ha sentito la “chiamata ad essere apostolo di Cristo Crocifisso”, predicato ed evangelizzato.

La settimana che va dal 24 al 29 marzo siamo stati ad Ovada e Castellazzo Bormida in provincia di Alessandria, non per un giro turistico come qualcuno potrebbe pensare, ma per vivere a pieno quello che il nostro Santo fondatore ci sta trasmettendo attraverso gli scritti e le testimonianze che finora ci sono state date.

Canonicamente il noviziato si è spostato a Molare (AL) presso il Santuario di N.S. delle Rocche, custodito dai P.P. Passionisti, accolti dal Padre Provinciale CORM Danilo Mazzoni, Padre Andrea Redaelli e Padre Diego Menoncin, memoria storica e grande conoscitore dei luoghi di San Paolo della Croce; quest’ultimo non solo ci ha accompagnati, ma anche spronati a vivere e ad amare e servire la nostra Congregazione; l’esempio che ci ha dato non può essere che da stimolo per noi a fare sempre più e meglio con umiltà, bruciando del fuoco d’amore che la Passione di Cristo deve infondere nei nostri cuori.

Vivere a pieno; perché non si può scindere in un cammino di formazione la spiritualità dai luoghi che hanno dato i natali a San Paolo della Croce e che certamente hanno dato l’incipit alla spiritualità della nostra Congregazione religiosa. Benchè quelle zone siano a me familiari (io sono alessandrino di adozione), ho scoperto un mondo completamente nuovo, ho potuto immaginare come il Santo vivesse, quasi come toccare con mano, respirarne l’essenza.

Si sente forte la carica spirituale che ogni oggetto custodito in quella casa emana, gli scritti, gli strumenti della disciplina, la maschera di cera che ritrae il volto del Santo. E non solo, visitare Castellazzo Bormida, dove il Santo ha predicato evangelizzato, non come turisti “mordi e fuggi”, ma come chi è consapevole che da li è nato tutto. Ci siamo fermati in raccoglimento e in preghiera nelle chiese che lo hanno visto nell’opera di evangelizzazione.

Che emozione celebrare l’Eucaristia nella celletta dove ha scritto la prima “Regola”, su cui si è sviluppata nel corso degli anni e sulla quale oggi la Congregazione si fonda e si apre al mondo. Per completare l’esperienza di formazione abbiamo avuto una “due giorni di incontri” con la dr. Grazia Maria Costa, preside dell’ Istituto Edith Stein di Genova (associazione privata di fedeli per la formazione in scienze umane nella vita consacrata e comunità educative ecclesiali). Tema : “La conoscenza e stima di sé in vista della propria vocazione”.

Un incontro interessante che ha gettato le basi per lavorare su noi stessi cercando di cogliere le nostre potenzialità, doti e i limiti. Imparando a conoscere tali elementi siamo aiutati a scorgere altri elementi negli altri, il che non significa giudicare l’altro, ma prenderne atto, lavorare su di sè per aiutare gli altri. Come da programma il 29 mattina dopo aver celebrato l’Eucaristia, le lodi e una buona colazione abbiamo lasciato Molare per rientrare all’Argentario.