Si fa sempre più chiara nel mio cuore una verità: ritornare alle sorgenti delle intuizioni fondatrici contribuisce ad assumere in pieno il presente e a lavorare per l’ avvenire. Appartenere (parola oggi desueta, il mondo – ognuno di noi forse – fa fatica ad appartenere a qualcosa, figuriamoci poi a qualcuno, moglie o marito, contesto culturale, sociale o comunità ecclesiale), sentirsi parte viva di una Famiglia religiosa significa riprendere – ogni giorno – un cammino che per noi passionisti sgorga dal cuore paterno di Paolo della Croce.Un cammino sempre nuovo da intraprendere quando la routine sembra sommergere tutto. Mi ha sempre affascinato quell’espressione dell’ormai San Giovanni Paolo II, pronunciata a conclusione della preghiera mariana dell’Angelus il 20 giugno 2014: ”Non si tagliano le radici dalle quali si è cresciuti”. E’ un’espressione profondamente vera! Attuale, soprattutto per un contesto sociale che fa di tutto per cancellare il proprio passato, la propria storia e che inevitabilmente e inconsciamente svilisce il proprio futuro. Fare memoria è immergersi in luoghi, contesti…esperienze di vita. Fare memoria è ”ri-comporre un luogo” per usare un’espressione cara a Ignazio di Loyola.
Fare memoria è sentire profumi, vedere colori…quelli stessi visti e avvertiti da chi ci ha preceduto; da chi ha segnato il cammino. Dal 13 al 16 di gennaio il noviziato CEB è stato accolto – per un momento di formazione – presso il ritiro di San Sosio a Falvaterra (FR). Abbiamo avuto la gioia e, possiamo anche dirlo, l’onore di ascoltare alcune interessanti lezioni di p. Giuseppe Comparelli studioso della nostra Congregazione, già professore di filosofia all’Istituto di Teologia del Pontificio Collegio Leoniano di Anagni. Abbiamo cercato di rileggere la storia, la nostra storia, questa nostra storia…scritta – certo – dalla presenza della grazia, ma anche dalla generosità di tante anime buone che sui passi di Paolo della Croce hanno accettato la grande sfida della santità cristiana. Qualche mese fa leggevo un libro di p. Jean-Claude Lavigne, dal titolo ”Perché abbiano la vita in abbondanza”, ebbene a pagina 122 lo studioso domenicano, parlando della memoria collettiva della fondazione, annota:«Il fondatore viene riletto in rapporto alle sfide del presente e serve a definire una via per il presente».
Rileggere la storia del fondatore e dei primi anni in cui il carisma ha iniziato a propagarsi per le viuzze del mondo, ci ha aiutato proprio in questo: a prendere coscienza del dono che Lui, il Signore della storia, ci ha gratuitamente fatto, nel metterci alla sua scuola e dietro i passi di Paolo della Croce. Rileggere la storia – come dice p. Lavigne e come ha più volte ribadito durante quei giorni, p. Comparelli – serve per trovare nuove modalità di apostolato e di missione, per guardare al futuro non con paura ma con gioia, memori delle fatiche, delle cadute e dei successi che tanti (ma proprio tanti) prima di noi hanno vissuto. C’è necessità di un approccio storico, possiamo dire che ciò è necessario per immergersi nella tradizione viva dell’Istituto, per capire se ci si vuole impegnare veramente nel vivere un carisma. Ripartire dalla storia, da ciò che è stato, da quello che nei primi ritiri si è consumato, dal toccare – anche – le copie delle prime regole, dal vedere la firma del nostro Fondatore sugli antichi registri, ci aiuta a vivere nel mondo situazioni e sfide nuove restando radicati nel cuore di Paolo della Croce, e con Lui, strettamente uniti a Lui, nel cuore di Cristo Gesù.
Noi novizi, vogliamo di gran cuore ringraziare la comunità di San Sosio per la calda accoglienza, in particolar modo vogliamo dire un grazie sincero al p. Comparelli per la pazienza avuta nel fare con noi memoria, sfogliando pagine meravigliose di santità, che la Croce di Cristo ha scritto dal 1775 (anno della morte del fondatore) e per fortuna, ancora oggi, nonostante tutto, continua a scrivere.
Andrea novizio



