“…Dopo poi qualche tempo (che non mi sovviene né il mese, né il giorno di certo) restai, ma con più veemente ispirazione di ritirarmi alla solitudine e queste ispirazioni il mio caro Iddio me le dava con molta soavità di cuore. Ora in questo tempo mi venne lume di portare una povera tonica nera d’arbagio, che è della più ordinaria lana che si trovi in questi paesi, et andare scalzo, a vivere con altissima povertà, insomma colla grazia del Signore fare vita penitente…”

“…Poi quest’estate passata, nel qual tempo non mi sovviene né il mese, né il giorno, perché non l’ho scritto, so bene che era un tempo che si raccoglieva il grano, in giorno feriale feci indegnamente la S.Comunione nella chiesa de’ RR.PP.Cappuccini del Castellazzo, e mi ricordo che fui molto raccolto, dopo mi partii per andarmene a casa, e per la strada andavo raccolto come in orazione. Quando fui in una strada per voltare verso casa, fui elevato in Dio con altissimo raccoglimento, con scordamento di tutto e grandissima soavità interiore; ed in questo tempo mi vidi in spirito vestito di nero sino a terra, con una croce bianca in petto e sotto la croce avevo scritto il Nome santissimo di Gesù in lettere bianche, ed in quest’istante mi sentii dire queste istesse parole: E’ questo in segno di quanto debba essere puro e candido quel cuore, che deve portare scolpito il Nome SS.mo di Gesù; ed io vedendo e sentendo ciò, mi posi a piangere, e poi cessò.
Di lì a poco tempo vidi in spirito a porgermi la s.tonica con il nome SS.mo di Gesù e la croce tutta bianca, a riserva la tonica nera; ed io con giubilo di cuore l’abbracciavo. Sappia chi leggerà questo, che nel vedermi porgere la s.tonica non vedevo forma corporea, come dire figura d’uomo, questo no, ma in Dio; cioè l’anima conosce che è Dio perché glielo fa intendere con moti interni del cuore ed infusa intelligenza nello spirito, e tanto altamente, che è difficilissimo a spiegarsi, perché l’anima è tanto quello che intende, che non si puole né dire, né scrivere….
…E poi sappiate, carissimi, che il principal fine d’andar vestiti di nero (secondo la particolare ispirazione che Dio m’ha dato) s’è d’essere vestiti a lutto in memoria della Passione e Morte di Gesù, ed acciò non ci scordiamo mai d’averne con noi una continua e dolorosa rimembranza…”  (Lettere ai religiosi a cura di P.Fabiano Giorgini, p.753)

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