La Misericordia in San Paolo della Croce – La Tenerezza di un Padre

La Misericordia in San Paolo della Croce – La Tenerezza di un Padre

“L’amore ardente e paterno che il nostro p. Paolo portava a noi suoi figli  era particolarissimo, sincerissimo, non secondo la carne, ma secondo Dio, e ciò ce lo dimostrava non solamente con le amorosissime sue parole e vivissime espressioni, ma altresì coi fatti. E però quando arrivavano i religiosi degli altri ritiri e andavano da lui a pigliare la santa benedizione, oppure quando egli andava a visitare le case, subito che li vedeva, li abbracciava con gran tenerezza, se li stringeva al petto, le faceva mille dimostrazioni di tenero affetto, più di quello che non farebbe un padre carnale ai suoi figli naturali; e ciò molto più quando era molto tempo che non li aveva veduti. Oh, allora sì che gli giubilava il cuore in petto e gli faceva tenerissime espressioni di sincerissimo amore! E ciò lo so, perchè le ha fatte più volte a me medesimo, e così faceva anche agli altri religiosi nostri…”

Mi è sembrato bello iniziare questa serie di riflessioni su “La misericordia in san Paolo della Croce”, partendo da una delle tante testimonianze raccolte nei “Processi”, quella cioè di uno dei suoi primi compagni, P.Giuseppe M. Giojello di san Lorenzo.

Vogliamo sentirci un po’ in compagnia del nostro Santo Fondatore, in questo Giubileo della Misericordia, condividendo tratti della sua personalità riferiti alla sua umanità e tenerezza di padre.

Cercherò di camminare con voi, in questo “spazio” della nostra rivista, per vivere con lui questo Anno Giubilare, partendo appunto dalla dimensione umana e paterna del suo alto profilo di santità. Perché, lo sappiamo ma forse a volte lo dimentichiamo, il Santo è tale nella misura in cui realizza a pieno il suo “essere un uomo” che, sull’esempio del Figlio di Dio, fatto Uomo per noi, è chiamato a “fare l’esperienza di aprire il cuore a quanti vivono nelle più disparate periferie esistenziali” – dirà Papa Francesco – curando le ferite impresse nella carne di tanti che non hanno più voce, offrendo a tutti l’olio della consolazione” (MisericordiaeVultus, n. 15).

In questo nostro percorso, mi soffermo anzitutto su quegli atteggiamenti che hanno meritato a Paolo l’appellativo di “madre di misericordia” (P. Giammaria Cioni, nei Processi 368v-7). E non solo i religiosi, ma anche i laici si esprimono così. “Sembrava una madre tenerissima” – testimonia un certo Giuseppe Sisti, che frequentava spesso il ritiro di s. Angelo in Vetralla.- “Molte volte mi sono incontrato in occasione che venendo di fuori i suoi religiosi, egli affettuosamente l’abbracciava domandandoli se li bisognava alcun ristoro; li compativa dell’incomodi sofferti nel viaggio e con sollecitudine e premura ordinava che fossero ristorati…”

A proposito dei suoi religiosi, mi piace fermare lo sguardo sulla particolare attenzione che Paolo riservava ai giovani. Per lui, i giovani, tutti i giovani di Congregazione, sono degli “angeli in carne”. Scrive a Tommaso Fossi : “Dopo un anno circa d’assenza da questo sacro ritiro (…) vi ho trovato un collegio pieno di angeli in carne, che spesso mi fanno arrossire della somma mia tiepidezza…” Paolo ama scrutare i giovani nell’intimo, si intenerisce ogni volta che ne fissa i volti giovanili, ne spia gli atteggiamenti come un buon papà che vede i suoi figli crescere ed affrontare le prime difficoltà ed incertezze. “Mi fanno piangere per divozione nel solo rimirarli”, esclama parlando di loro.

Particolare predilezione ha per i novizi, ultimi arrivati, spesso timidi o comunque preoccupati e tentati, a volte dubbiosi ed esitanti.

Per capirli, ci vuole solo il suo grande cuore di papà; il quale, anche se spesso lontano e occupatissimo, ricorda tutti, rimettendone la cura ai religiosi impegnati nella loro formazione. “I miei cari saluti a tutti, massime ai novizi” – scrive a P. Fulgenzio – Si facciano tutti santi, senza mirare in faccia ai travagli, alle ripugnanze, alle difficoltà, ché questi sono i mezzi per volare agli amplessi del dolcissimo Gesù…(…) Si facciano santi” – insiste – , che Dio lo vuole e ne hanno tutta l’opportunità e la grazia del Sommo Bene”.

Segue da vicino ed è felice dei progressi spirituali dei giovani. “Questi buoni figlioli fanno vita da santi…” –scrive alla Bresciani, “vanno a gara a chi puol far di più”. Ed ancora nel frequente epistolario con il P. Fulgenzio: “E’ vergogna grande star con loro nelle pubbliche conversazioni e atti di comunità (…) Il solo vederli tanto divoti nei loro santi esercizi, praticati con tanta prontezza, modestia, silenzio ecc.. è cosa veramente da lodarne Dio (…)Saranno quelli che mi faranno il processo nel mio giudizio”.

Su queste “comunità d’angeli in carne” Paolo veglia con la sua materna delicatezza. Ad essi “dimostrava (…) un affetto e cura singolare – informa lo Strambi -; per quanto poteva, li coltivava da se stesso e li dirigeva nella via dello spirito. Quando si trovava nel ritiro di studio, volea spesso sentire le loro conferenze e spesso ancora facea ad essi esortazioni piene di amorevolezza ed efficacia; e dava loro in ogni occasione molti paterni avvisi. In ogni altra occasione facea vedere la premura che avea per li giovani, il vivo desiderio del loro spirituale profitto ed i riguardi che usava per la loro salute”. La domenica mattina, specie d’estate, “ascoltava tutti ad uno ad uno, facendo ad ognuno grande animo per camminare nella via del Signore e cercando d’inserire in tutti lo spirito della vocazione…”.

Un progetto di santità vissuto in una forma di vita austera e penitente, ma non priva di quella carità e dolcezza che sfocia poi in una vita quotidiana serena e piena di gioia. Raccomanda ancora al P.Maestro P. Fulgenzio: “Proceda con i novizi con ogni dolcezza e carità, procurando di avere un cuor tranquillo, dolce e soave per far gran profitto in codesti agnellini; e ciò devesi fare con cuore di padre e di tenera madre; in tal forma si conservano in fervore e coraggio e santamente allegri (…), ma mai vi sia cosa che dissipi lo spirito, ma che sol lo sollevi…”

Mi fermo qui, per lasciare spazio a tanti motivi di riflessione, chiedendo per ciascuno di noi al Signore la grazia di “essere misericordia”, a partire da quelle esperienze quotidiane che, nel rapporto con i giovani, in famiglia ed in comunità, sono preziose occasioni per vivere nella verità quest’Anno Giubilare, sui passi di san Paolo della Croce.

P.Carlo Scarongella

Sette frati Passionisti in mezzo alla comunità maremmana

Sette frati Passionisti in mezzo alla comunità maremmana

Il Signore è sempre qui e bussa alla nostra porta a volte dolcemente, a volte con la forza di eventi sconvolgenti, ma sempre aspetta che siamo noi ad aprirgli. E se gli apri, Lui viene e ama con te, viene ad abitare con te e la tua vita cambia. Nella settimana dal 1 ° all’8 maggio ha scelto di bussare con insistenza alle porte degli abitanti di Manciano attraverso la presenza in mezzo a noi di sette frati passionisti, due sacerdoti, padre Carlo e padre Daniele, e cinque novizi: Gaetano, Pasqualino, Andrea, Carlo e André, un ragazzo portoghese. Fin dal mattino presto, 4 o 5 giovani aitanti con l’abito lungo nero e le chitarre in spalla si aggirano in mezzo ai ragazzi e ai bambini che vanno a scuola, sorridono, salutano, invitano, poi entrano nelle aule e cantano e parlano di Gesù e, con quelli più grandi, provocano riflessioni sulla vita, sulla loro vita, sul senso della vita. Alle 9 le lodi, di seguito l’adorazione, le confessioni, i colloqui spirituali, la catechesi sui Comandamenti o, meglio, sulle dieci Parole che indicano la via maestra per vivere bene ed essere felici.
E poi la visita alle famiglie e ai malati ai quali è stata anche dedicata la celebrazione eucaristica del giovedì con il sacramento dell’Unzione degli Infermi. Nel pomeriggio Messa e catechesi sulle opere di misericordia spirituale. Alle 21 centri di ascolto nelle famiglie: tante esperienze, tante condivisioni, tanti incontri, tanti momenti di luce.
Venerdì sera, via Crucis per meditare e pregare la Passione di Cristo lungo le strade del paese vecchio. Sabato, ancora significative esperienze: la caccia francescana per i ragazzi, preparata dagli Scout, l’incontro con i genitori e la sera e la notte, dopo una lunga, intensa adorazione (una luce nella notte), ad aggirarsi in mezzo alla gente, insieme ai frati, un nutrito gruppo di ragazzi e ragazze del Rinnovamento dello Spirito venuti da Pisa e da Siena, dal volto luminoso, a pregare, a cantare, a far vedere come è bello vivere con Gesù. Un programma intenso e coinvolgente, preparato con cura da don Fabio con i collaboratori dei vari gruppi e svolto alla grande dai frati, insieme allo Spirito Santo, in grado di rispondere ai tanti bisogni di ogni età e di ogni situazione di vita. A concludere la settimana, domenica mattina la Messa presieduta dal nostro Vescovo che nell’omelia ha sottolineato quale gioia dia la fede, quale forza per affrontare le inevitabili difficoltà della vita, quale pace nel fare le scelte giuste in questo mondo pieno di invidia e rancore; in piazza, canti, balli e giochi di bambini, ragazzi e adulti guidati da padre Carlo e la consacrazione alla Mamma del Cielo nel giorno della festa della mamma. Per finire un grande convivio alla Villa aperto a tutto il paese e per il quale tutti si sono mobilitati. Questa è stata la missione al popolo. Con questa settimana di grazia il Signore, infatti, vuole risvegliare la nostra coscienza di essere tutti figli suoi, amati e attesi e consolidare la consapevolezza di essere comunità orante e operante, di essere popolo di Dio, di essere Chiesa.
Durante un’omelia, padre Daniele, con una felice divertente metafora, ha riportato papa Francesco quando parla di cristiani panchinari, paragonando la comunità a una squadra di calcio in cui ci sono i giocatori in campo che corrono trafelati e quelli in panchina che criticano, rimproverano, sbraitano ma intanto se ne stanno comodamente seduti a guardare. Come siamo bravi a emettere sentenze sulla nostra società come se a farla così com’è fosse stato qualcun altro! Ma il Signore è lento all’ira e grande nell’amore, non si stanca mai di chiamarci e di aspettarci: apriamogli la porta e lasciamo che ci usi come strumenti della sua eterna misericordia.
Alla fine di questa settimana, Egli ci dice: «glorifica il Signore, Gerusalemme, loda Sion il tuo Dio. Perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte, in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli».
di Gloria Salvatori Camillo – Toscana OGGI 15 maggio 2016

25 aprile 2016 – Festa della Madonna del Predicatore

25 aprile 2016 – Festa della Madonna del Predicatore

IL PROGRAMMA DELLA FESTA

 

ORE 10:00 Rosario meditato con processione mariana

ORE 11:00 Celebrazione eucaristica nell’atrio del convento Canti eseguiti dalla Corale “Madonna del Predicatore”)

ORE 12:00 Dinanzi alla Porta Santa Atto di affidamento a Maria e Giubileo della Misericordia

ORE 13:00 Pranzo sociale

ORE 16:00 Festa popolare animata da complessi di Portercole

ORE 18:00 Conclusione

Prenotazioni per il pranzo: 328.2216847 /  328.3767478

24 aprile – San Paolo della Croce si racconta

24 aprile – San Paolo della Croce si racconta

In occasione della Festa della Madonna del Predicatore la Comunità Passionista del Monte Argentario ha organizzato un’iniziativa culturale sulla vita e la spiritualità di San Paolo della Croce.

L’appuntamento è previsto per Domenica 24 aprile alle ore 21:00 presso il Santuario della Presentazione.

L’opera teatrale intitolata “San Paolo della Croce si racconta” sarà diretta dal regista Fabio Sonzogni con la partecipazione delle attrici Francesca del Fa e Giulia Rupi. Un evento da non perdere!

 

Scuola della Parola – Crocifissione e morte di Gesù Mc 15,21-39

Scuola della Parola – Crocifissione e morte di Gesù Mc 15,21-39

Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce. Condussero dunque Gesù al luogo del Gòlgota, che significa luogo del cranio, e gli offrirono vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse quello che ciascuno dovesse prendere. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. E l’iscrizione con il motivo della condanna diceva: Il re dei Giudei. Con lui crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sinistra.  I passanti lo insultavano e, scuotendo il capo, esclamavano: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Ugualmente anche i sommi sacerdoti con gli scribi, facendosi beffe di lui, dicevano: «Ha salvato altri, non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano. Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna e, postala su una canna, gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. Il velo del tempio si squarciò in due, dall’alto in basso. Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: «Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!».

Ascolta l’introduzione Mc 15,21-39 (Scarica QUI)