S.Eutizio – Vignanello – Vitorchiano

S.Eutizio – Vignanello – Vitorchiano

Giornata intensa quella di oggi…7 ottobre!

La luce è una, ma le ”vetrate” da cui filtra sono tante!
Quando si visitano i luoghi del Fondatore è come sfogliare un album di ricordi (tangibili), come quando da bambini ci si sedeva attorno al focolare domestico per rivivere momenti importanti e rivedere volti cari. Cuori palpitanti.

Oggi abbiamo fatto tappa a Sant’Eutizio, frazione di Soriano nel Cimino, in provincia di Viterbo, uno dei primi ritiri passionisti, voluti da San Paolo. Luogo caro, perchè si ritorna alle origini, non solo della Congregazione, ma della stessa fede cristiana, fondata sul sangue dei primi martiri…di coloro che, con la vita, ci han trasmesso, anzitutto, quello che hanno ricevuto (cit. 1 Cor 15,3).
Una primissima comunità cristiana nata e fecondata – secoli fa – dalle parole e dal sangue di Eutizio di Ferento…una comunità che secoli dopo ha – poi – goduto della predicazione di Paolo della Croce. E’ stato particolare il momento della celebrazione Eucaristica nella cella del Fondatore…abbiamo condiviso non solo il Pane Eucaristico, ma – in uno scambio sincero – frammenti della nostra vita.

Abbiamo fatto poi – dopo il pranzo – tappa a Vignanello (Vt), dalle monache passioniste: figli e figlie nati dal cuore di uno stesso Padre, ed in vista della vestizione abbiamo colto l’occasione per dare lavoro alle abili mani di queste nostre buone sorelle. Tre nuovi abiti saranno pronti per il 21 novembre!

Di ritorno a casa, abbiamo voluto rendere un piccolo omaggio – presso il monastero di Vitorchiano – alla Beata Gagriella dell’Unità (Sagheddu) monaca trappista, apostola dell’unità dei cristiani, che ”ha dedicato – come ha scritto San Giovanni Paolo II nella Ut unum sint, 27 – la sua esistenza alla meditazione e alla preghiera incentrate sul capitolo 17 del vangelo di san Giovanni e l’ha offerta per l’unità dei cristiani”.

C’è un filo rosso che misteriosamente lega storie…luoghi, volti…è il soave profumo di Cristo che riempie i cuori, le mense…i sorrisi di coloro che – tra gli affanni del mondo – hanno scelto il Regno di Dio! Grazie.

(Fabrice, Francesco e Andrea)

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Tanti cuori per un unico SI

Tanti cuori per un unico SI

Talvolta domande inquietanti si affacciano nella nostra povera vita: e sono inquietanti perché dalla risposta che diamo dipende il senso di ciò che facciamo e faremo ogni giorno. Cosa e come rispondere? Il più delle volte farlo da soli è difficile. C’è, tuttavia, un’esperienza assolutamente originale, un’esperienza particolarissima che può aiutarci e può rivelarci qualcosa di vero e definitivo per noi. Si tratta dell’esperienza dell’incontro tra l’uomo e Dio, cioè dell’esperienza dell’Amore. Sono molto belle le parole del Concilio Vaticano II: ”L’uomo che sulla terra è l’unica creatura che Dio abbia voluto per se stessa, non può ritrovarsi se non mediante un dono sincero di sé” (Gaudium et spes, 22). L’uomo ritrova se stesso nel dono sincero e, possiamo dire, totale di sé all’Amore. Ogni uomo, davanti alle domande grandi e profonde della propria vita, è chiamato a riconoscere, nello stupore e nel silenzio, il mistero della presenza divina che lo abita e ad aderirvi come un collaboratore responsabile.

La vocazione è un ”prendere forma”, e ancor più precisamente, un prendere lentamente la forma di Cristo. In un tempo, come il nostro, che ha paura della forma, del prendere forma, poichè le persone non sono abituate ad averne una, ma hanno tante forme perché, inconsciamente, hanno paura della forma, è molto difficile capire cosa vale davvero, cosa è essenziale, su cosa radichiamo la nostra vita. Perchè prendere forma, fare delle scelte definitive significa mettere dei paletti, dire dei sani e robusti no. Fare delle rinunce, per amore del Tutto che è Dio. Domenica 14 settembre u.s. nella Concattedrale di Orbetello, sei giovani ragazzi hanno definitivamente deciso di offrire delle risposte concrete per la loro vita! Hanno deciso il ”per sempre” dicendo il loro ”eccomi” a quel ”Si” che Dio aveva detto, ad ognuno di loro, sin dalla eternità! La chiamata alla vita religiosa e al ministero presbiterale è una vocazione alternativa, proprio come lo è il matrimonio, o la missione o l’impegno laicale. Tutte alternative all’unica grande vocazione alla santità! I Confratelli Ippolito, Salvatore, Marino, Marcelo, Giovanni e Alberto hanno deciso di rispondere alla chiamata di Dio abbracciando la vocazione religiosa e sacerdotale; consacrandosi ”per sempre” al Signore della vita, presso la Congregazione della Passione di Gesù (Passionisti).

Il grande ed atteso giorno è giunto dopo un fruttuoso anno di noviziato vissuto nel ritiro del Monte Argentario, luogo caro ai passionisti, perchè raccoglie le prime testimonianze della congregazione e del fondatore. E’ stato, quello di domenica 14 settembre, un momento molto commovente, entusiasmante e partecipato, vissuto alla presenza del nostro Vescovo Guglielmo, che ha presieduto la Concelebrazione Eucaristica, e di molti padri passionisti, giunti da più parti, che hanno condiviso la gioia di questi giovani. Il rito della professione è stato particolarmente toccante: p. Fiorenzo Bordo, Superiore Provinciale di questa provincia passionista, ha ricevuto la formula della professione, per mezzo della quale i giovani hanno manifestato i voti di povertà, obbedienza e castità, unitamente ad un quarto voto, proprio della nostra Congregazione, ovvero quello di fare perennemente memoria della passione di Gesù e di diffonderla tra i fedeli con la predicazione e con la vita. Il padre Fiorenzo ha, poi, consegnato lo stemma passionista, esortando ogni giovane a tenerlo sempre come sigillo sul proprio cuore, e anche il Crocefisso, emblema della congregazione. Il nostro fondatore San Paolo della Croce diceva che il Crocefisso ‘’è un libro dove s’apprende ogni virtù’’ e anche
‘’libro scritto intus et foris’’. Un libro, allora, da portare sempre con se, non solo esteriormente ma anche impresso nel cuore, perché la parola della croce, dice l’amore che Lui, ha avuto per ognuno di noi, ancora oggi.

Dopo la Santa Messa è stato particolarmente bello il momento di fraternità col pranzo, vissuto, in allegria, nel convento con famigliari, parenti, amici e confratelli.
In questo tempo che noi definiamo ‘’di crisi’’, non solo economica, ma anche di valori, di costumi…e perché no, anche di vocazioni, è stato interessante e particolarmente caro vedere sei giovani che hanno scommesso tutto sulla parola di un Uomo (Gesù), forse incontrato per caso e misteriosamente, che gli ha proposto il ‘’meglio’’! Sei uomini che per il meglio hanno lasciato case, padri, madri, sorelle etc. (Mt 19, 29).
L’evento del 14 settembre è un incoraggiamento per tutti noi, ad alimentare la speranza, perché nonostante tutto, per fortuna, ancora oggi uomini, qualunque, sono conquistati da Cristo (Fil 3,12).

Andrea Maniglia

novi2014

Inizio del nuovo anno di noviziato

Inizio del nuovo anno di noviziato

La vocazione è il ”si” eterno che l’uomo rivolge verso Dio che lo ha chiamato. La vocazione è una risposta, concreta, ad Uno che ti chiama…ti invita, ti fa una proposta. Padre Marko Ivan Rupnik ha scritto: “La vocazione vuol dire seguire questo risveglio dell’amore, ascoltare questa voce che di nuovo riusciamo a sentire, fino a mettere la nostra vita integralmente a disposizione di una volontà d’amore. La vocazione significa pensare la nostra vita secondo una intelligenza capace di amore”.

Dio è l’artefice di ogni vocazione, è Lui che crede in noi prima ancora di noi stessi. La vocazione, per tanto, non è frutto di un nostro convincimento ma di una scommessa di Dio, proprio per questo la vocazione ci supera e ci sorprende sempre.
Ieri 8 settembre 2014, ha avuto inizio, presso il ritiro passionista del Monte Argentario, con la consegna delle Costituzioni, l’anno di noviziato.

Tre giovani hanno scelto liberamente di ”prendere la forma di Cristo” (Gal 4,19), e nello specifico di prendere la forma del Cristo crocifisso!

Il noviziato è un ”tempo” in cui si gusta la propria chiamata, un ”tempo” che ha per obiettivo una piena conformità a Gesù Signore, un ”tempo” che nasce dall’incontro con il mistero di Dio, mistero conosciuto, amato, goduto e ascoltato.
Ringraziate, insieme con noi, il Signore che ci ha chiamati a seguirlo dietro le orme di San Paolo della Croce. Ringraziate insieme con noi il Signore che ci ha chiamato all’esistenza.
Pregate per noi, e sosteneteci affinché la proposta di bene che Gesù ci ha rivolto trovi terreno fertile e disponibilità di cuore.

Pregate per noi affinchè possiamo diventare veri discepoli che non scelgono di seguire, ma sono scelti gratuitamente. Non scelgono cosa devono dire, ma annunciano la parola di Colui che li manda. Grazie.

I novizi Francesco, Andrea e Fabrice.

Testimonianza dei novizi al termine del loro cammino di formazione

Testimonianza dei novizi al termine del loro cammino di formazione

Non sembra vero… Eppure siamo giunti al termine di questa bellissima esperienza di “full immersion” nella grande famiglia Passionista. Questo anno di noviziato, qui sul Monte Argentario, culla della nostra Congregazione, è stato per tutti noi sei novizi (Marcelo, Giovanni, Marino, Alberto, Salvatore e Ippolito) davvero un anno di grazia, un anno che ha segnato fortemente l’esperienza di questo nostro cammino formativo, facendo maturare così la scelta della nostra Consacrazione.

Ci siamo arricchiti sul piano spirituale, approfondendo e intensificando il nostro rapporto personale con il Signore che ci chiama ad una grande missione; sul piano comunitario, a vivere bene le relazioni interpersonali tra noi novizi e i religiosi della comunità; sul piano intellettuale, con lo studio attento e profondo sulla vita e sulla spiritualità del nostro Padre Fondatore san Paolo della Croce, e di conseguenza di tutta la storia della nostra Congregazione. Alla fine di ogni esperienza, sopraggiunge sempre un po’ di nostalgia… mista alla gioia che scaturisce dalle prospettive future che si aprono davanti a noi. Un grande grazie allora, va anzitutto al Signore, che ci ha tenuti sempre per mano, facendoci vincere momenti bui e difficili.

Nessuno di noi dimenticherà la comunità religiosa che ci ha accolto, ma soprattutto il padre maestro del noviziato: p. Carlo, uomo forte e mite nello stesso tempo, di grande spiritualità e di grande spirito comunitario. Porteremo con noi anche la gioia di esserci sentiti accolti, cercati e stimati anzitutto dal Vescovo di questa diocesi: Mons. Guglielmo Borghetti, che con immensa gioia presiederà la celebrazione Eucaristica della nostra prima Professione Religiosa il prossimo 14 settembre, e poi tutti i sacerdoti della diocesi che in un modo o nell’altro hanno richiesto il nostro coinvolgimento in qualche loro attività pastorale.

Un grazie anche va alla gente del posto che non è mancata a starci vicina, dimostrandoci con discrezione, affetto, accoglienza e simpatia. Ora nel salutarvi, un’ultima cosa chiediamo a tutti voi, nostri amici: pregate ancora per noi, affinché possiamo essere sempre docili e perseveranti permettendo così al Signore di portare a termine l’opera che ha iniziato in ciascuno di noi!

(confr. Marino Longo e Novizi)