P.Tito Zecca – Il Settecento italiano (file audio)

P.Tito Zecca – Il Settecento italiano (file audio)

Pubblichiamo il contenuto degli incontri che P.Tito Paolo Zecca sta tenendo in questi giorni ai novizi passionisti 

Il Settecento è sempre stato considerato dagli storici un secolo frivolo e superficiale, in caduta libera verso la Rivoluzione Francese.
Contraddistinto da una spiritualità languida e mediocre, da una decadenza morale devastante: popolo ignorante, superstizioso e credulone, clero poco erudito e connivente con i potenti di turno. Approfondendo meglio questo periodo, gli storici della Chiesa parlano di un’epoca di crisi che si riferisce sopratutto alla struttura episcopale priva di forti personalità.

Quello che S.Paolo della Croce dice “i popoli hanno dimenticato la Passione di Gesù Cristo” è fondamentalmente vero, infatti, anche se il popolo era intessuto in pratiche religiose devozionali, queste erano perlopiù vissute come un’appartenenza sociale  (…).

Il Settecento Italiano – prima parte

Il Settecento Italiano – seconda parte

 


 

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L’abito passionista nelle Lettere di S.Paolo della Croce

L’abito passionista nelle Lettere di S.Paolo della Croce

“…Dopo poi qualche tempo (che non mi sovviene né il mese, né il giorno di certo) restai, ma con più veemente ispirazione di ritirarmi alla solitudine e queste ispirazioni il mio caro Iddio me le dava con molta soavità di cuore. Ora in questo tempo mi venne lume di portare una povera tonica nera d’arbagio, che è della più ordinaria lana che si trovi in questi paesi, et andare scalzo, a vivere con altissima povertà, insomma colla grazia del Signore fare vita penitente…”

“…Poi quest’estate passata, nel qual tempo non mi sovviene né il mese, né il giorno, perché non l’ho scritto, so bene che era un tempo che si raccoglieva il grano, in giorno feriale feci indegnamente la S.Comunione nella chiesa de’ RR.PP.Cappuccini del Castellazzo, e mi ricordo che fui molto raccolto, dopo mi partii per andarmene a casa, e per la strada andavo raccolto come in orazione. Quando fui in una strada per voltare verso casa, fui elevato in Dio con altissimo raccoglimento, con scordamento di tutto e grandissima soavità interiore; ed in questo tempo mi vidi in spirito vestito di nero sino a terra, con una croce bianca in petto e sotto la croce avevo scritto il Nome santissimo di Gesù in lettere bianche, ed in quest’istante mi sentii dire queste istesse parole: E’ questo in segno di quanto debba essere puro e candido quel cuore, che deve portare scolpito il Nome SS.mo di Gesù; ed io vedendo e sentendo ciò, mi posi a piangere, e poi cessò.
Di lì a poco tempo vidi in spirito a porgermi la s.tonica con il nome SS.mo di Gesù e la croce tutta bianca, a riserva la tonica nera; ed io con giubilo di cuore l’abbracciavo. Sappia chi leggerà questo, che nel vedermi porgere la s.tonica non vedevo forma corporea, come dire figura d’uomo, questo no, ma in Dio; cioè l’anima conosce che è Dio perché glielo fa intendere con moti interni del cuore ed infusa intelligenza nello spirito, e tanto altamente, che è difficilissimo a spiegarsi, perché l’anima è tanto quello che intende, che non si puole né dire, né scrivere….
…E poi sappiate, carissimi, che il principal fine d’andar vestiti di nero (secondo la particolare ispirazione che Dio m’ha dato) s’è d’essere vestiti a lutto in memoria della Passione e Morte di Gesù, ed acciò non ci scordiamo mai d’averne con noi una continua e dolorosa rimembranza…”  (Lettere ai religiosi a cura di P.Fabiano Giorgini, p.753)

Clicca e scarica il documento –  L’abito passionista nelle Lettere di S.Paolo della Croce

P.Carlo ci saluta da Fatima

P.Carlo ci saluta da Fatima

Dal Portogallo, dove P.Carlo si trova per l’incontro dei Consultori alla Formazione della futura Provincia CEB, ci giungono i suoi saluti.

A Fatima ha pregato per noi tutti, affidando alla Vergine Maria e al Suo Cuore Immacolato il cammino del noviziato, la vocazione dei novizi e tutte le intenzioni particolari affidate alla nostra Comunità. Grazie di cuore!

 

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Condividere un cammino

Condividere un cammino

Giovedì 30 ottobre abbiamo vissuto, come comunità di noviziato, presso il Convento ”San Giuseppe” una intensa giornata di ritiro spirituale.
La meditazione è stata tenuta dal Padre Maestro Carlo, sul brano evangelico Marco 3,13-21.
Condividere un cammino…spezzare e condividere briciole di Parola e di Pane, camminare insieme verso un compimento che è oltre il tempo e la storia, perché posto nelle mani e nel cuore di Dio, gioiosi di rientrare, per grazia, nel progetto di salvezza che lui, gratuitamente, ha avviato per il mondo.

 

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In cammino dietro una Parola viva

In cammino dietro una Parola viva

Abbiamo vissuto – provvidenzialmente – dal 27 al 28 c.m. una ”due giorni” di riflessione col clero della Diocesi di Pitigliano – Sovana – Orbetello sul tema della Parola di Dio nella vita della Chiesa. Le riflessioni sono state tenute da Mons. Ermenegildo Manicardi che attualmente ricopre l’incarico di Rettore dell’Almo Collegio Capranica in Roma e da Mons. Luciano Pacomio, Vescovo di Mondovì, già predecessore di Manicardi al medesimo Collegio. Un’immagine suggestiva albergava nella mente di chi vi scrive nell’ascoltare i due ottimi relatori: il grande stupore stampato (visibilmente, direi) sul volto dei nostri fratelli separati, quando, durante il Vaticano II i Padri Conciliari scelsero di iniziare i vari lavori e le varie sessioni con l’intronizzazione della Parola. Quanto cammino ha compiuto la Santa Chiesa, e quando cammino – ancora – l’attende. Ri-scoprire la Parola, ri-scoprirsi nella Parola e dalla Parola, ri-scoprire il primato di Dio (e della sua Parola) nella vita della Chiesa.
La riflessione di Mons. Manicardi si è soffermata su alcuni punti della ”Dei Verbum”, mentre Mons. Pacomio ha invece ”condiviso” alcune sue riflessioni sull’esortazione Apostolica ”Evangelii Gaudium” di Papa Francesco.
Siamo in cammino ha affermato Mons. Manicardi. E’ un’immagine bella, profonda. Siamo in cammino dietro una Parola viva, vera che precede ed illumina il tragitto che ci attende. Se è vero, come è vero, che la Parola cresce ”cum legentes” (con coloro che la leggono), possiamo ribadire – senza svelare nulla di nuovo – che essa cresce con quanti la vivono e credono in essa.
Il primato della Parola è un primato che si esplica in tutta l’economia della salvezza. Dio Padre, che nel Figlio si rivela, fa della Sua Parola il fulcro di tutto il messaggio cristiano. Senza la Parola non ci sarebbe salvezza, non ci sarebbe liturgia, non ci sarebbe Eucaristia.

Solennità di San Paolo alla Presentazione

Solennità di San Paolo alla Presentazione

Solo se impariamo a riposare nel silenzio di un incontro possiamo scoprire e portare agli altri parole veritiere. Solo se il centro della nostra vita è quell’incontro – con Dio, appunto – sapremo distingue le di lui false immagini, liberandoci dalle trappole dell’egoismo e dell’arroganza.

L’Apostolo scrive ai cristiani di Filippo: “Dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la meta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù” (Fil 3, 13-14).
E’ un’immagine profondamente dinamica. Delinea la figura del religioso, che diventa per questo mondo, con le sue scelte, profezia del Regno.

Il consacrato è scavato ogni giorno dal desiderio del cielo! Il consacrato offre unità in un mondo di legami che si dissolvono; in una “modernità liquida”, sempre più decentrata, il religioso, propone la parola della Croce.

Pensieri o proposte? A noi la scelta.
Per me sono proposte vere per una vita bella, proposte fiorite nel mio cuore in questi giorni in cui abbiamo fatto memoria del nostro Fondatore Paolo della Croce.

Nove giorni di novena – scanditi da pensieri originali e profondi sgorgati dal giovane cuore sacerdotale del nostro vicemaestro P. Daniele Curci; parole, quelle di P. Daniele che ci han fatto sentire Paolo della Croce vivo e presente in mezzo a noi; sembrava quasi di vederlo – con gli occhi del cuore – seduto in fondo alla Chiesa, col suo mantello, col bastone in mano e il Crocefisso nella cinta…coi piedi segnati dal tanto camminare, con gli occhi stanchi per le fatiche apostoliche. Sembrava quasi di vederlo, Paolo della Croce, mentre col dito ci indicava il cielo!

Ieri, poi, giorno della sua festa, ha avuto luogo una solenne messa presieduta da P. Ottaviano D’Egidio, già preposito generale emerito, partecipata da numerosi fedeli e autorità e concelebrata anche da numerosi sacerdoti tra i quali P.Josè Augustin Orbegozo, che non ha bisogno certamente di presentazioni.

Un altrettanto solenne pranzo ha allietato il nostro stare insieme. Figli e fratelli, benefattori e amici riuniti nel nome e dal cuore di un unico padre e amico, Paolo della Croce.
La messa serale è stato, poi, celebrata da P. Maurizio De Sactis.

Tanti doni…tanti volti…un solo cuore, segnato dal carisma della Passione di Cristo.
In conclusione caro padre Paolo, amato Fondatore, avevi ben capito che l’uomo è sempre in fuga: da Dio, dal mondo…e purtroppo anche da se stesso, per questo gli ha parlato dell’Amore additando alla croce, poiché in quella perenne fuga potesse fermarsi e sotto la croce, riprendere fiato. Grazie!