«Sono vecchio di quasi 80 anni, prossimo a chiudere la mia giornata. Dando uno sguardo al passato, riconosco che nella mia prima giovinezza infilai una strada falsa: la via del male, che mi condusse alla rovina” Sono le parole del testamento di Alessandro Serenelli, che prosegue così “Vedevo attraverso la stampa, gli spettacoli e i cattivi esempi che la maggior parte dei giovani segue senza darsi pensiero: io pure non mi preoccupai. Persone credenti e praticanti le avevo vicino a me, ma non ci badavo, accecato da una forza bruta che mi sospingeva per una strada cattiva. Consumai a vent’anni un delitto passionale del quale oggi inorridisco al solo ricordo. Maria Goretti, ora santa, fu l’angelo buono che la provvidenza aveva messo avanti ai miei passi per salvarmi. Ho impresse ancora nel cuore le sue parole di rimprovero e di perdono”.
L’esperienza del Monte non è solo una tradizione che dura da anni, è un appuntamento irrinunciabile, un’esigenza dell’anima. L’ho capito partecipando quest’anno per la prima volta.
“Sembra di stare a Lourdes”, è stata la mia prima impressione, sì, sembra di stare in un santuario mariano, in uno di quei luoghi speciali, accarezzati dalla dolce presenza della Madre del Cielo, in cui tutto è grazia, in cui tutto diventa preghiera e lode a Dio. E ti sembra di conoscere tutti da anni: persone di cui un secondo prima ignoravi l’esistenza improvvisamente ti entrano nel cuore e non le scordi più. E vorresti abbracciare tutti, condividere le gioie e le sofferenze di tutti, vorresti investire ogni singolo secondo della tua giornata e della tua vita per donare gioia a chi ti sta vicino. E i giorni volano, come gli istanti vissuti amando.
Se dovessi descrivere cos’è la comunione dei santi in Cielo, questa esperienza è probabilmente ciò che su questa terra più gli si avvicina. Anche un ateo incallito in un contesto simile sarebbe capace di accorgersi dell’esistenza del Paradiso, dell’infinito che si spalanca quando si ama, ci si scopre amati e ci si lascia amare.
Nel dolore accolto e nell’amore donato rivedi la tua vita, la rileggi amata profondamente da un Dio che non rimane a guardare indifferente sull’uscio della porta, ma corre incontro ai suoi figli con le braccia spalancate per rivelargli il Suo volto Bello di Padre misericordioso. E non sfugge ad occhi attenti il riflesso di Dio che traspare attraverso il viso illuminato degli operatori e degli ammalati. È una presenza fortissima, tangibile, che attrae terribilmente, come le cose belle, come le cose vere, come la santità, come Dio.
Avrei voluto avere mille megafoni per gridare al mondo intero la Bellezza che ho visto, quella che sta salvando il mondo, quella di chi si sente vivo e felice perché ha trovato Dio e trovando Lui ha trovato tutto. Ed ho pensato immediatamente ai giovani, a coloro che gli spietati ed ipocriti media avvelenano quotidianamente con mortifere dosi di disperazione, ho pensato a tutti loro e avrei voluto averli lì con me, con noi, per tre giorni o per pochi minuti, e avrebbero visto, ne sono certo, che la speranza è tutt’altro che morta, che la speranza è viva, vivissima. Si, avrebbero visto anche loro, in un istante, ciò che ho contemplato anch’io: la bellezza della vita che si fa dono.
Mi viene in mente un aneddoto raccontato a Lourdes dal cardinal Angelo Comastri. Diceva così: “Ricordo che quando ero a Loreto, in uno dei tanti incontri con don Oreste Benzi, egli una volta mi confidò: “Da alcuni gestori di discoteche ho avuto l’autorizzazione ad entrare alle due di notte. Interrompono la musica e mi danno il permesso di parlare per due minuti, due minuti di orologio”. Fu spontaneo chiedergli: “Don Oreste e cosa dici in due minuti in quegli ambienti così sordi alla voce di Dio?” Rivedo ancora il volto sorridente e semplice di don Oreste che mi rispose: “Dico soltanto questo: voi qui cercate la felicità, ma non la troverete. Ve lo garantisco. Se volete essere felici fate del bene. La gioia si trova soltanto così”.
L’UNITALSI trasmette lo stesso identico messaggio. È quello che ho visto in questi giorni al Monte, è ciò che non mi scorderò mai di ripetere con la vita.
(P.Daniele Curci CP – Toscana Oggi – Confronto n. 21 del 07/06/2015)
Siamo giunti al termine del nostro settenario con l’ultimo dei sette doni dello Spirito: IL TIMOR DI DIO.
Il timore di Dio come ci hanno insegnato a catechismo non ha nulla a che fare con la paura. Alcuni anni fa, padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, riflettendo su questo argomento commentava: “Il timore di Dio si deve imparare: «Venite, figli, ascoltatemi – dice il salmo 33 – vi insegnerò il timore del Signore»; la paura invece, non c’è bisogno di impararla a scuola; sopraggiunge d’improvviso davanti al pericolo; le cose si incaricano da sole di incuterci paura. Ma è il senso stesso del timore di Dio che è diverso dalla paura. Esso è una componente della fede: nasce dal sapere chi è Dio. È lo stesso sentimento che ci coglie davanti a uno spettacolo grandioso e solenne della natura. È il sentirsi piccoli di fronte a qualcosa di immensamente più grande di noi; è stupore, meraviglia, misti ad ammirazione. Di fronte al miracolo del paralitico che si alza in piedi e cammina, si legge nel vangelo, «tutti rimasero stupiti e davano lode a Dio; pieni di timore dicevano: Oggi abbiamo visto cose prodigiose» (Lc 5, 26). Il timore è un altro nome dello stupore e della lode. Questo genere di timore è compagno e alleato dell’amore: è la paura di dispiacere all’amato che si nota in ogni vero innamorato anche nell’esperienza umana.
Oggi parliamo della PIETÀ. Non c’entra l’arte di Michelangelo e nemmeno la commiserazione e il compatimento. Il dono dello Spirito Santo che porta questo nome, indica la nostra amicizia con Dio, un’amicizia che cambia la vita e riempie di entusiasmo, di gioia. Per questo, il dono della pietà suscita innanzitutto la gratitudine e la lode.
Quando lo Spirito Santo ci fa percepire la presenza del Signore e tutto il Suo amore per noi, il cuore si scalda e si muove naturalmente alla preghiera e alla celebrazione. Pietà, dunque, è sinonimo di autentico spirito religioso, di confidenza filiale con Dio, di quella capacità di pregarlo con amore e semplicità che è propria delle persone umili di cuore. Ma la pietà presuppone l’amicizia, la conoscenza, l’incontro. Non si può amare una persona che non si conosce…al limite si può arrivare ad amare qualcosa di una persona che non si conosce, ma si potrà dire di amarla veramente solo dopo averla conosciuta.
Quando conosci Dio, quando lo incontri, quando incontri il suo perdono, quando scopri di essere stato amato da sempre, creato come un prodigio, quando scopri il progetto bellissimo che ha sulla tua vita e ti diventa chiaro il fatto che riponga in te tutta la Sua stima… nasce la riconoscenza, nasce la gratitudine e la preghiera diventa naturale dialogo. Non più qualcosa di forzato, non più un fastidioso obbligo, ma un atto naturale. Com’è naturale, o meglio dovrebbe esserlo, il dialogo tra due innamorati.
Quando si parla di scienza, il pensiero va immediatamente alla capacità dell’uomo di conoscere sempre meglio la realtà che lo circonda e di scoprire le leggi che regolano la natura e l’universo. La scienza che viene dallo Spirito Santo, però, non si limita alla conoscenza umana: è un dono speciale, che ci porta a cogliere, attraverso il creato, la grandezza e l’amore di Dio e la sua relazione profonda con ogni creatura.
Quando i nostri occhi sono illuminati dallo Spirito, si aprono alla contemplazione di Dio, nella bellezza della natura e nella grandiosità del cosmo, e ci portano a scoprire come ogni cosa ci parla di Lui e del suo amore. Tutto questo suscita in noi grande stupore e un profondo senso di gratitudine! È la sensazione che proviamo anche quando ammiriamo un’opera d’arte o qualsiasi meraviglia che sia frutto dell’ingegno e della creatività dell’uomo: di fronte a tutto questo, lo Spirito ci porta a lodare il Signore dal profondo del nostro cuore e a riconoscere, in tutto ciò che abbiamo e siamo, un dono inestimabile di Dio e un segno del suo infinito amore per noi.
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.