Pubblichiamo il contenuto degli incontri che P.Tito Paolo Zecca sta tenendo in questi giorni ai novizi passionisti
L’eucaristia e la passione non sono due misteri che si contendono la centralità dell’esperienza di Paolo della Croce.
Morte mistica e divina natività sono soprattutto partecipazione al mistero della risurrezione di Gesù Cristo. La Morte Mistica ha una rilevanza soprattutto per l’aspetto ascetico della purificazione dei sensi, anima e spirito (elementi psicofisici).
La divina natività è partecipazione alla resurrezione di Gesù Cristo che rimane sostanzialmente segreta, interiore, nello spirito.
La teologica mistica di Paolo della Croce non va mai oltre la divina-umanità di Gesù Cristo: per questo essa non si sottrae mai dalla dipendenza dai sacramenti.
La mistica di Paolo della Croce è mistica di Morte e Risurrezione perché è mistica sacramentale.
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Paolo Francesco Dànei aveva compreso che Dio lo chiamava ad essere l’innamorato e l’apostolo del Crocifisso. Diversi anni dopo prenderà il nome di Paolo della Croce. Per seguire questa vocazione rinunciò a proposte di matrimonio e a una eredità lasciatagli dallo zio sacerdote. Per sé prese dallo zio solo il libro della Liturgia delle Ore (breviario).
Il discernimento della vocazione lo continuò durante tutto il 1720 con il vescovo di Alessandria, mons. Francesco A. di Gattinara (poi arcivescovo di Torino, + 1743). Questi, dopo averne ascoltato la confessione generale e averci parlato a lungo, si assicurò della credibilità di quanto il giovane affermava.
Scriverà Paolo in seguito: “Io tutto confidavo con lui che con benignità mi sentiva e mi faceva porre in carta quanto mi passava per la mente, e quello che era mirabile, piangeva anche lui di contentezza”. D’accordo con il prelato, Paolo compie la scelta dolorosa: da’ l’addio alla famiglia, superando enormi difficoltà, come egli stesso scriverà molti anni dopo al nobile elbano Francesco Appiani per incoraggiarlo a superare le difficoltà di famiglia per entrare tra i Passionisti:
“O se sapesse i contrasti che provai io prima di abbracciare questa vita in cui sono! Gli orrori grandi, che mi cagionava il demonio, la compassione verso i miei parenti, che lasciavo in grandi bisogni, e le loro speranze secondo il mondo, erano tutte sopra di me; le desolazioni interne, le malinconie, i timori: mi pareva che non sarei durato. Il diavolo mi metteva avanti che ero ingannato, che potevo servir Dio in altra maniera, che questa non era vita per me ecc. e sopra tutto m’era cessata ogni devozione, mi trovavo arido, tentato in tutte le maniere, mi faceva orrore sino sentir suonare le campane: tutti mi parevano contenti, fuori che me. Non posso mai arrivare a spiegare i grandi combattimenti; e questi mi assalirono più forte, quando ero vicino a vestirmi e lasciare la mia povera casa” (Lett. ai laici, vol. I, p. 193).
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La famiglia di San Paolo della Croce, l’infanzia nel Ducato di Monferrato in compagnia dei fratelli e delle sorelle. Il mestiere di papà Luca, l’educazione religiosa conferita dalla santa mamma Anna Maria, le entusiasmanti letture dei padri del deserto. E ancora, le testimonianze della sorella Teresa nei Processi canonici, la giovinezza di Paolo e Giovanni Battista.
Tutto questo e molto altro nei seguenti file audio.
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Il Settecento è sempre stato considerato dagli storici un secolo frivolo e superficiale, in caduta libera verso la Rivoluzione Francese.
Contraddistinto da una spiritualità languida e mediocre, da una decadenza morale devastante: popolo ignorante, superstizioso e credulone, clero poco erudito e connivente con i potenti di turno. Approfondendo meglio questo periodo, gli storici della Chiesa parlano di un’epoca di crisi che si riferisce sopratutto alla struttura episcopale priva di forti personalità.
Quello che S.Paolo della Croce dice “i popoli hanno dimenticato la Passione di Gesù Cristo” è fondamentalmente vero, infatti, anche se il popolo era intessuto in pratiche religiose devozionali, queste erano perlopiù vissute come un’appartenenza sociale (…).
Oggi la nostra Congregazione ricorda il Beato Pio Campidelli. Di lui S.Giovanni Paolo II disse:
[…] Come il buon sale, immersi nell’esperienza multiforme della vita umana e nell’epoca storica alla quale sono inviati, i santi, con l’intenso sapore della loro testimonianza fedele al Vangelo fino all’eroismo, sanno permeare il loro ambiente della dottrina di Cristo, contribuendo alla progressiva attuazione della missione della Chiesa nel mondo. Nell’anno internazionale della gioventù è elevato alla gloria degli altari Pio Campidelli, fratel Pio di San Luigi, un giovane che, come sale saporoso, ha dato la vita per la sua terra, per il suo popolo: offri la vita per la Chiesa, il Papa, la conversione dei peccatori, per la sua Romagna. Fratel Pio ha trovato il valore fondamentale della sua vita religiosa proprio nel dono di se stesso. Questo tratto essenziale della sua fisionomia interiore apparve ai testimoni specialmente nel momento della morte, quando, « con piena conoscenza della sua prossima consumazione andavasi tuttodì offrendo a compiere perfettamente il suo sacrificio per uniformarsi alla volontà del suo Dio; l’offriva per la Chiesa… e in specie per il bene della sua diletta Romagna » (dal Processo Canonico)[…].
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