L’angelo custode esiste, non è una dottrina fantasiosa, ma un compagno che Dio ci ha posto accanto nel cammino della nostra vita: è quanto ha detto Papa Francesco nell’omelia della Messa mattutina a Casa Santa Marta, nel giorno in cui la Chiesa celebra la memoria dei Santi Angeli Custodi.
Il 29 settembre abbiamo ricordato la speciale devozione che Paolo della Croce e suo fratello Giovanni Battista avevano per i Santi Arcangeli, particolarmente verso l’Arcangelo San Michele. Oggi vogliamo ricordare le volte in cui fu assistito, consigliato e confortato da visioni celesti e speciali interventi dei messaggeri di Dio.
Durante i colloqui spirituali di Paolo della Croce con la figlia spirituale Rosa Calabresi, accadevano sovente fatti straordinari, di cui ella custodirà fedelmente il ricordo e di cui testimonierà alcuni anni più tardi nel quadro della procedura in vista della canonizzazione del santo fondatore. Lo vedeva talvolta in estasi, col viso raggiante, ed anche sollevato da terra. Inoltre, per speciale grazia le fu concesso in più di una occasione di partecipare alle visioni ed apparizioni del Santo.a.
Un giorno, ella lo vede venir meno al termine d’una estasi, sostenuto e rialzato da San Michele e da un altro angelo, che si mostrano visibilmente a lei: essi lo installano dolcemente sulla sua poltrona, poi scompaiono senza dir parola. Un’altra volta, ella lo vede conferire con due angeli, così splendenti ch’ella non può fissare i suoi occhi su di loro. Il sacerdote chiede ad uno di essi di prendere sotto la sua protezione la sua anima e la sua famiglia religiosa, e questi – nel quale Rosa Calabresi ha riconosciuto San Michele – gli risponde che continuerà a farlo, come lo ha fatto fino ad allora: Io ho ben compreso che erano due angeli; ma l’uno aveva un aspetto più maestoso, era vestito come un guerriero, come lo rappresentano i pittori. Ma d’una bellezza così splendente ch’essa non ispira che riverenza e fervore. E’ per questo che ho pensato che fosse San Michele. Pertanto, non fidandomi di me stessa e dei miei pensieri, io interrogavo dopo la visione il venerabile servo di Dio, che mi rispose che era ben quello che avevo pensato; egli mi impose allo stesso tempo un rigoroso silenzio.
Obbediente, Rosa si tacerà fino al giorno in cui – sempre per obbedienza – ella dovrà render conto sotto giuramento degli eventi di cui era stata testimone. Sono numerose infatti durante tutta la sua vita le testimonianze che attestano la grande devozione di Paolo nei confronti degli angeli, in modo particolare verso gli Angeli custodi e l’arcangelo Michele.
Più di un testimone ricorderà nei processi di canonizzazione che Paolo quando era in viaggio e non sapeva quale strada prendere davanti a un bivio si raccomandava all’angelo custode e sceglieva la strada che poi si rivelava quella giusta.
Nei viaggi e nelle passeggiate comunitarie si invocava la protezione degli angeli custodi con l’antifona propria. Andando per strada, poi, se Paolo incontrava qualcuno, salutava in silenzio l’angelo del viandante. Lo stesso faceva quando saliva sul palco prima di iniziare a predicare le missioni. Si raccomandava agli angeli degli uditori perché potesse svolgere al meglio il suo ministero. In convento incrociando qualsiasi persona si inchinava e ossequiava il suo angelo custode.
Quando poi era giunto in vista di un paese o città si inginocchiava e mandava il suo angelo custode a salutare Gesù sacramentato nella chiesa del paese. Un altro testimone afferma che Paolo“ottenne moltissime grazie” dagli angeli.
“Predicando egli in una missione, testimonia fratel Francesco – Luigi di s. Teresa, si ruppe una tavola del palco e, cadendo, restò come a mezz’aria, sostenuto come egli si persuadeva, dal suo angelo custode, perché altrimenti, se la cosa fosse andata secondo il naturale, avrebbe dovuto batter la testa sopra una grossa pietra”.
“In quanto agli Angeli custodi, egli ne esaltava con gran fervore la loro potentissima intercessione, massime a noi altri suoi figli…”.
In una missione parrocchiale era del tutto sfinito di forze e non riusciva a parlare. Paolo si raccomandò a Dio “ed agli angeli santi e ne ricevé pronto aiuto, poiché udì una voce simile alla sua, che proseguì la predica, mentre egli stava senza fiato per non poter più parlare. Il popolo non si accorse di questa mutazione ma egli però vide benissimo che vi era una grande commozione e che il popolo si disfaceva in lacrime” .
Infine, come ho già riferito, Rosa Calabresi, altra figlia spirituale che raccolse le ultime confidenze del santo negli ultimi anni di vita, riposta un fatto singolare accaduto a Paolo ed al fratello Giovanni Battista. Raccontava Paolo, dunque, che in un rigido inverno di un anno imprecisato, doveva no fare una viaggio lungo e disastroso che lo sgomentava solo al pensarci. Le strade erano tutte gelate e i due fratelli camminavano a stento, scivolando ogni tanto. Allora Paolo disse al fratello di mettere i piedi dove era passato lui “onde quel poveretto andava a rocchio”, cioè non poteva fare un viaggio continuato, ma bisognava che sbalzasse or qua or là, secondo dove erano impresse le di lui pedate”. Lo stesso accadeva a Paolo per cercare un punto sicuro di appoggio e non scivolare. Ad un certo punto Paolo si rivolse con tutta fiducia ai santi angeli e si raccomandò per avere da loro qualche aiuto. All’improvviso si vide trasportato da mano invisibile al luogo dove doveva andare. Non vide il fratello accanto a lui, per cui pregò gli angeli di andare a prendere anche lui, “come di fatto di lì a poco se lo vide comparire davanti. Ed avendolo il servo di Dio interrogato come avesse patito per il viaggio, sentì rispondersi dal medesimo che, dopo la sparizione del padre Paolo, egli non patì più, perché da mano invisibile sentissi trasportato nel luogo ove stavano”. Sempre la stessa testimone asserisce che al padre Paolo apparvero più volte sia l’arcangelo Michele che il suo angelo custode, per aiutarlo e consolarlo nelle sue angustie. Asserì ancora: «Figlia, se non fossero stati li santi angeli, sarei morto». Mi raccomandava, perciò, che ancor io avessi una devozione particolare verso i medesimi con pregarli spesso, ed impetrare la loro intercessione ed aiuto”.
Analogo episodio, con protagonista solo Paolo, viene riportato anche dal suo primo biografo, san Vincenzo Maria Strambi. Paolo è in viaggio verso il Monte Argentario ed è sfinito dal lungo camminare (“con convulsioni e tremori per tutta la vita”). Si getta a terra e invoca l’aiuto del Signore perché non vuole morire senza l’assistenza dei suoi religiosi. “All’improvviso si sentì sollevare da terra da mano invisibile. Aprì gli occhi e vide due bellissimi angeli – ma belli – mi replicò. A questa vista esclamò con tutto il giubilo del suo cuore: «Oh, grande provvidenza del Signore». Col cuore pieno di gratitudine sostenuto da questi angeli seguitò il viaggio ed in brevissimo tempo senza accorgersi della strada, si trovò entro il recinto del ritiro“.
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