Ottavo giorno della novena in onore di Maria Immacolata predicata da p.Piero Berti.
Giovanni Battista Tomassi, figlio dell’amministratore dei Principi Barberini, era un ragazzo poco più che ventenne, affetto da una grave forma di artrite deformante irreversibile che lo costringeva in carrozzella da quasi dieci anni; molto sofferente nel corpo e nello spirito per la sua ribellione a Dio e alla Chiesa. Avendo saputo dell’organizzazione di un pellegrinaggio a Lourdes, Tomassi chiese di parteciparvi con una precisa intenzione: giungere dinanzi la grotta di Massabielle e, qualora non avesse ottenuto la guarigione, togliersi la vita con un gesto clamoroso. Ma ciò, fortunatamente, non accadde. Davanti alla Grotta dove l’Immacolata era apparsa a Santa Bernadette, venne colpito dalla presenza dei volontari e dal loro amorevole servizio vedendo quanto la condivisione dei volontari regalava conforto, speranza e serenità ai sofferenti. Guarito nel cuore si adoperò per l’inizio di un’opera che permettesse ad altri di fare la sua stessa esperienza. Fondò l’UNITALSI.
Settimo giorno della novena in onore di Maria Immacolata predicata da p.Piero Berti.
Michele Cassola, medico ateo, è il presidente della commissione medico-scientifica incaricata di studiare il fenomeno della lacrimazione del mezzo busto di gesso raffigurate il Cuore Immacolato di Maria di proprietà dei coniugi Antonina e Angelo Iannuso. Dopo un prelievo del liquido lacrimale, che segnò anche la fine del fenomeno, e dopo un esame del quadretto, in data 9 settembre 1953 la commissione concluse che le lacrime erano di tipo umano e il fenomeno non spiegabile scientificamente.
Michele dopo anni di tormentata ricerca, in punto di morte, si convertì e morì confortato da tutti i sacramenti.
Sesto giorno della novena in onore di Maria Immacolata predicata da p.Piero Berti.
Il 6 aprile 1947, sabato in Albis, è una di quelle giornate dal clima mite e primaverile che rende Roma una città unica. Bruno Cornacchiola è un giovane tranviere di 34 anni, con un passato da volontario nella guerra di Spagna, che cova nel suo cuore un grande odio contro la Chiesa cattolica. Convinto da un soldato tedesco, ha abbracciato la fede della confessione protestante avventista, ha persuaso anche la moglie ad entrarvi e ha la segreta intenzione di uccidere il Papa, Pio XII, con un pugnale che ha comprato a Toledo. Quel pomeriggio ha promesso ai suoi tre figli una gita al lido di Ostia, ma quando arriva alla stazione il treno è già partito. Il gruppetto decide allora di dirigersi verso il grande spiazzo antistante la basilica delle Tre Fontane. Arrivati sul prato, Bruno Cornacchiola dice ai tre bambini: “Gianfranco, Carlo, Isola, voi potete giocare a palla, ma non allontanatevi troppo”. Dopo un quarto d’ora i bambini lo chiamano, perché hanno perso la palla. Bruno la cerca, continuando a chiamare a voce alta il più piccolo dei figli, Gianfranco, rimasto nei pressi di una grotta, per assicurarsi che sia sempre lì. Ma il piccolo, ad un certo punto non gli risponde più. È inginocchiato con le mani giunte all’ingresso della grotta e ripete bisbigliando: “Bella Signora, bella Signora…”. Il padre crede che si tratti di uno scherzo, dato che nessuno ha insegnato al bambino, non ancora battezzato, quell’atteggiamento. Anche la figlia più grande, quando entra nell’antro, cade in ginocchio. Cornacchiola è sempre più stizzito quando vede che anche Carlo, l’altro bambino, affacciandosi alla grotta ha la stessa reazione dei fratelli. “Cercai di smuoverli e di alzarli, ma sembravano di piombo – racconterà l’uomo – avevano le pupille dilatate e i volti pallidi. Allora gridai verso il fondo della grotta: “Ma che cosa succede qui? Ci sono forse delle streghe oppure qualche diavolo? Chiunque tu sia, fossi anche un prete, vieni fuori!”.
Cornacchiola va verso il fondo della caverna ma si accorge che è vuota e piangendo alza le braccia al cielo: “Dio, salvaci tu!”. “Quand’ecco, vidi improvvisamente due candidissime mani che si muovevano verso di me e sentii che mi sfioravano la faccia. Ebbi la sensazione che mi si strappasse qualcosa dagli occhi. In quell’istante provai un certo dolore e rimasi nell’oscurità più profonda. Non vedevo più nulla, ma ero invaso da un’insolita gioia”. A quel punto, il tranviere vede una giovane donna, avvolta in una luce dorata. Veste una tunica bianca, stretta ai fianchi da una fascia rosa, ha i capelli neri e il velo verde. “Vidi che la bella Signora lentamente muoveva la mano sinistra ed indicava qualcosa ai suoi piedi. Guardai e vidi a terra un drappo nero sostenere una croce spezzata”.
Quinto giorno della novena in onore di Maria Immacolata predicata da p.Piero Berti.
Alexis Carrel è un medico e uno scienziato di fama mondiale. Positivista convinto era convinto che “al di fuori del metodo scientifico non esistesse alcuna certezza”. Non credeva nei miracoli e sposava in pieno la teoria di Zolà secondo il quale ciò che oggi non è razionalmente comprensibile, domani lo sarà. Ma giunto a Lourdes per smascherare l’imbroglio si imbatterà nella grazia. Carrel assistette in prima persona, in tutti i passaggi della vicenda, alla guarigione di una donna in punto di morte, affetta da tubercolosi, pleurite, e peritonite tubercolare. Di fronte ad una guarigione evidente, inspiegabile, improvvisa, si convertì.
Quarto giorno della novena in onore di Maria Immacolata predicata da p.Piero Berti.
Figlia di Antonio Starabba, marchese Di Rudinì, Alessandra ebbe una vita inquieta e dissoluta. Fu moglie, vedova e amante. Famosa per la relazione malsana con Gabriele D’Annunzio. Poi il viaggio a Lourdes dove rimane colpita dalla sconfinata sofferenza ai piedi della Madonna. Sotto i suoi occhi vede guarire una donna francese completamente cieca, dopo che aveva invocato la Madonna. Alessandra Di Rudinì si inginocchiò davanti all’immagine della Madonna, invocandola come una bambina sperduta nel deserto. Tutti i dubbi caddero davanti alla forza di Maria Santissima. «Il naturalismo, il positivismo, il razionalismo? Erano tutte chimere. Solo Gesù Cristo è la Verità», dirà più tardi.
Terzo giorno della novena in onore di Maria Immacolata predicata da p.Piero Berti.
Giovedì 20 gennaio 1842 verso le 12.45, il giovane Alfonso Ratisbonne accompagna, per pura cortesia, l’amico Teodoro de Bussière nella Chiesa di S. Andrea delle Fratte in Roma. Mentre l’amico è in colloquio con il Parroco, Alfonso visita curioso, con sguardo freddo ed indifferente la Chiesa, dove si stanno facendo i preparativi per il funerale del conte di Laferronnays. Passati non più di 10 minuti, rientrato in Chiesa, l’amico Teodoro trova Alfonso inginocchiato davanti alla cappella di S. Michele, profondamente assorto, quasi in estasi. «Ho dovuto toccarlo tre o quattro volte – scrive due giorni dopo al fratello di Alfonso – e poi finalmente volse verso di me la faccia bagnata di lacrime, con le mani giunte e con un’espressione impossibile a rendersi… Poi estrasse dal petto la Medaglia Miracolosa, la coprì di baci e di lacrime e proferì queste parole: “Ah! Come sono felice, quanto è buono Dio, che pienezza di grazia e di felicità!”».
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