Gli studenti passionisti di Roma in visita al noviziato

Gli studenti passionisti di Roma in visita al noviziato

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’.

L’esigenza di riposarsi, di condividere la vita e vivere la fraternità per non lasciarsi travolgere dalla vita che incalza, è un’esperienza che anche gli apostoli hanno vissuto.
Ogni tanto è bene rileggere Mc 6,30, fermarsi, riprendere fiato e guardarsi negli occhi. Immergersi in questa scena intrisa di umanità e sentirsi vicini a quella piccola comunità radunata intorno al Maestro intenta a comunicarsi la vita. Com’è bello un Dio che si mette in ascolto dell’uomo!
Raccontarsi la vita, condividere le esperienze, è uno dei punti centrali su cui si fonda la vita fraterna in comunità. Non è un aspetto marginale, non è un elemento scontato. Perché stare insieme non è solo appartenere alla stessa famiglia o vivere sotto lo stesso tetto, stare insieme è dialogare come fratelli e talvolta ascoltare come figli, sentirsi famiglia, non soltanto esserlo. Comunicare senza essere giudicati, raccontare anche le sconfitte e sentirsi dire “coraggio, la prossima volta vinciamo insieme”, vedere nel sorriso di chi ti sta vicino e nei suoi occhi attenti tutta la fiducia riposta in te. E tutte quelle volte in cui il miracolo della fraternità accade, è festa, il cuore gioisce, senti la pace scendere, mentre Gesù, fratello discreto e silenzioso, sorride.

Ebbene, questo miracolo si è ripetuto il 14 e 15 febbraio nella nostra comunità di noviziato che ha avuto l’onore di condividere alcune ore di fraternità con gli studenti passionisti venuti da Roma con i loro tre formatori. A P.Daniele, P.Matteo, P.Hermanus, Confr.Ippolito, Confr.Andrea, Confr. Salvatore, Confr.Antonio, Confr.Marcelo, Confr.Michele, Confr.Francesco e Confr.Alberto va il nostro grazie unito alla promessa di rivederci quanto prima.

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Sotto la Sua protezione

Sotto la Sua protezione

Alla vigilia della Festa della Presentazione di Gesù al Tempio, festa di tutti i consacrati, Andrea, Francesco e Fabrice, con una celebrazione inserita nella Compieta serale, hanno rinnovato il loro affidamento a Maria. Rinnovando il desiderio di essere presi per mano da Lei per essere presentati al Signore.

Sul loro abito da oggi vedrete un rosario. “Secondo una graziosa immagine – diceva Santa Teresina di Lisieux – esso è una lunga catena che lega il cielo alla terra; una delle estremità è nelle nostre mani e l’altra in quelle della Santa Vergine…Il Rosario sale come incenso ai piedi dell’Onnipotente, Maria lo rinvia subito come una benefica rugiada, che viene a rigenerare i cuori“.

Possa la Vergine Maria custodire i cuori di Andrea, Francesco e Fabrice in questo anno e per tutta la loro vita. Lei che tanto fu vicina al nostro Fondatore li assista e li protegga sotto il Suo Manto, quali figli preziosi, prediletti, amati.

« lo sempre l’ho chiamata: Mamma mia. lo l’ho invocata nelle mie necessità, e sempre ne ho avuto pronto soccorso… » (S.Paolo della Croce)

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#ConCalma

#ConCalma

Quando anni fa iniziai ad usare, sia su Twitter sia su Facebook i primi hashtags, sorridevo costatando che bastava cliccare su una parola, preceduta da un ”#” per allargare il campo dei propri lettori, col pregio di avere nuovi followers e condividere – così – con molti altri ancora idee o pensieri.

Se dovessimo inventare un hashtag per quest’anno di noviziato proporrei certamente questo #concalma! Magari – così – cliccandoci sopra si apriranno scene, momenti, eventi e disavventure che hanno caratterizzato questi primi 6 mesi di noviziato. Un hashtag per sentirsi persone che sanno ironizzare, per smorzare le situazioni, per ridere dei nostri difetti e delle nostre molte miserie. Coscienti che la vera ironia è un grande antidoto per il nostro IO megalomane. Cliccando su quest’hashtag immaginario si apriranno le scene delle nostre disastrose prove di canto, dei nostri sabato mattina passati #concalma nella pulizia degli ambienti, etc.; cliccando ancora su #concalma si apriranno le simpatiche immagini della disavventura vissuta venerdì 16 gennaio u.s. mentre eravamo a Falvaterra nel ritiro passionista di San Sosio, quando decidemmo di far un salto a Montecassino, per visitare Benedetto e Scolastica, figure grandi alle quali per diverse ragioni ci sentiamo legati. Presa appunto – questa decisione, corroborata anche dal desiderio di poter far visita al neoeletto padre abate Donato Ogliari, già abate di Noci (nelle Puglie) – che sia chi vi scrive sia il p. maestro hanno più volte avuto modo di incontrare durante il suo servizio presso il monastero pugliese. Ora, mentre eravamo per strada, verso la fine della recita dell’ufficio sacro, durante il cantico di Zaccaria; il p. maestro, che era alla guida del pulmino, ha ”perso il controllo” della frizione. Lo vedevamo un po’ preoccupato ed impacciato, ma non abbiamo minimamente pensato ad un qualche problema tecnico. Capite bene che la situazione era un po’ preoccupante: eravamo su un’autostrada, tra macchine e camion sfreccianti, che passavano velocemente accanto al nostro venerando pulmino, senza l’utilizzo della frizione. Il p. maestro fortunatamente ha avuto la possibilità – tra una nebbia fitta – di scorgere l’ingresso di un Autogrill (Aria servizio ovest) e così – nonostante fossimo, noi altri, ignari di tutto ancora (abbiamo realizzato dopo, infatti) – ci siamo fermati.

La frizione era andata, lei era veramente andata lasciandoci in un Autogrill tra una nebbia fitta e un freddo pungente.

P. Carlo – il maestro – provvidenzialmente (e #concalma) si è ricordato della sua appartenenza all’ACI, la cui tessera aveva da poco rinnovata. Credo sia qui necessario spendere una parola: tra tante inefficienze e ritardi presenti (purtroppo) in Italia, dobbiamo spendere una parola di elogio per l’ACI, appunto. Passati 15/20 minuti dalla telefonata di richiesta di soccorso, siamo stati allegramente e letteralmente caricati su un rimorchio e trasportati fino alla prima officina meccanica, dove abbiamo affidato a sapienti ed esperte mani il mezzo.

Il grande problema era: come rientreremo ad Orbetello? Come saliremo il Monte? L’idea più pratica, tra tante ipotesi che iniziavano a balenare nella mente fu quella di prendere una macchina sostitutiva, ciò rasserenò un po’ gli animi (inquieti) di tutti.

Verso le 17.15 iniziava per noi il viaggio della speranza: immaginate 5 energumeni rinchiusi in un’utilitaria. Indipendentemente da ciò, verso le 21 e qualcosa siamo giunti a destinazione, dopo non poche fatiche fisiche e dopo non poche soste.

Abbiamo voluto dire un grazie, poi, a Lui – il Capo, il Meccanico per antonomasia, a colui che sistema sempre tutto, e nonostante tutto rende quel tutto più bello.

Perché il racconto di quest’episodio?

Uno, abbiamo voluto su questo blog raccontare la nostra vita di novizi, impastata di cose piacevoli e cose forse un po’ meno. Gioie ed esperienze varie.

Due, crediamo profondamente, poi, che la comunità nella quale noi viviamo è la nostra famiglia, la nostra casa; e anche quando un pulmino ti abbandona piantonandoti al parcheggio di un Autogrill, tra nebbia fitta e freddo pungente, #concalma e con un po’ di ironia, puoi, se vuoi, nonostante tutto, continuare a sorridere. Insieme.

Andrea, novizio

Una penna a forma di croce

Una penna a forma di croce

Si fa sempre più chiara nel mio cuore una verità: ritornare alle sorgenti delle intuizioni fondatrici contribuisce ad assumere in pieno il presente e a lavorare per l’ avvenire. Appartenere (parola oggi desueta, il mondo – ognuno di noi forse – fa fatica ad appartenere a qualcosa, figuriamoci poi a qualcuno, moglie o marito, contesto culturale, sociale o comunità ecclesiale), sentirsi parte viva di una Famiglia religiosa significa riprendere – ogni giorno – un cammino che per noi passionisti sgorga dal cuore paterno di Paolo della Croce.Un cammino sempre nuovo da intraprendere quando la routine sembra sommergere tutto. Mi ha sempre affascinato quell’espressione dell’ormai San Giovanni Paolo II, pronunciata a conclusione della preghiera mariana dell’Angelus il 20 giugno 2014: ”Non si tagliano le radici dalle quali si è cresciuti”. E’ un’espressione profondamente vera! Attuale, soprattutto per un contesto sociale che fa di tutto per cancellare il proprio passato, la propria storia e che inevitabilmente e inconsciamente svilisce il proprio futuro. Fare memoria è immergersi in luoghi, contesti…esperienze di vita. Fare memoria è ”ri-comporre un luogo” per usare un’espressione cara a Ignazio di Loyola.

Fare memoria è sentire profumi, vedere colori…quelli stessi visti e avvertiti da chi ci ha preceduto; da chi ha segnato il cammino. Dal 13 al 16 di gennaio il noviziato CEB è stato accolto – per un momento di formazione – presso il ritiro di San Sosio a Falvaterra (FR). Abbiamo avuto la gioia e, possiamo anche dirlo, l’onore di ascoltare alcune interessanti lezioni di p. Giuseppe Comparelli studioso della nostra Congregazione, già professore di filosofia all’Istituto di Teologia del Pontificio Collegio Leoniano di Anagni. Abbiamo cercato di rileggere la storia, la nostra storia, questa nostra storia…scritta – certo – dalla presenza della grazia, ma anche dalla generosità di tante anime buone che sui passi di Paolo della Croce hanno accettato la grande sfida della santità cristiana. Qualche mese fa leggevo un libro di p. Jean-Claude Lavigne, dal titolo ”Perché abbiano la vita in abbondanza”, ebbene a pagina 122 lo studioso domenicano, parlando della memoria collettiva della fondazione, annota:«Il fondatore viene riletto in rapporto alle sfide del presente e serve a definire una via per il presente».

Rileggere la storia del fondatore e dei primi anni in cui il carisma ha iniziato a propagarsi per le viuzze del mondo, ci ha aiutato proprio in questo: a prendere coscienza del dono che Lui, il Signore della storia, ci ha gratuitamente fatto, nel metterci alla sua scuola e dietro i passi di Paolo della Croce. Rileggere la storia – come dice p. Lavigne e come ha più volte ribadito durante quei giorni, p. Comparelli – serve per trovare nuove modalità di apostolato e di missione, per guardare al futuro non con paura ma con gioia, memori delle fatiche, delle cadute e dei successi che tanti (ma proprio tanti) prima di noi hanno vissuto. C’è necessità di un approccio storico, possiamo dire che ciò è necessario per immergersi nella tradizione viva dell’Istituto, per capire se ci si vuole impegnare veramente nel vivere un carisma. Ripartire dalla storia, da ciò che è stato, da quello che nei primi ritiri si è consumato, dal toccare – anche – le copie delle prime regole, dal vedere la firma del nostro Fondatore sugli antichi registri, ci aiuta a vivere nel mondo situazioni e sfide nuove restando radicati nel cuore di Paolo della Croce, e con Lui, strettamente uniti a Lui, nel cuore di Cristo Gesù.

Noi novizi, vogliamo di gran cuore ringraziare la comunità di San Sosio per la calda accoglienza, in particolar modo vogliamo dire un grazie sincero al p. Comparelli per la pazienza avuta nel fare con noi memoria, sfogliando pagine meravigliose di santità, che la Croce di Cristo ha scritto dal 1775 (anno della morte del fondatore) e per fortuna, ancora oggi, nonostante tutto, continua a scrivere.
Andrea novizio

 

Messaggio di S.E. mons. Borghetti ai religiosi della Diocesi

Messaggio di S.E. mons. Borghetti ai religiosi della Diocesi

Una chiara scelta di Dio, un rinnovato e appassionato amore alla Chiesa producono vite belle, vite interessanti, vite attraenti. Il religioso motiva la sua presenza nella comunità cristiana con la testimonianza del suo tentare quotidianamente il radicalismo evangelico che, pur essendo impegno per ogni battezzato, diventa nel consacrato testimonianza profetica; la tensione positiva per vivere la radicalità evangelica è fermento per la Chiesa e la società.

La fedeltà al proprio carisma è condizione anche di sopravvivenza: se non si è fedeli, Dio darà quel carisma ad altri che lo faranno fruttificare. Gli ordini e le congregazioni non sono nati per durare per sempre ma la vita consacrata ed i carismi sì: abbelliranno e arricchiranno la Chiesa fino al giorno del ritorno di Gesù Signore che attendiamo nella speranza. È ancora il Santo Padre Francesco che afferma: “il carisma non va conservato come una bottiglia di acqua distillata, va fatto fruttificare con coraggio” (FRANCESCO, idem)[…].

Dobbiamo affermare con forza che anche oggi c’è bisogno della testimonianza della vita consacrata, affinché l’uomo non dimentichi mai che la sua dimensione vera è l’eterno. L’uomo è stato destinato ad abitare «cieli nuovi e terra nuova» (2 Pt 3, 13), e proclamare che la felicità definitiva è data solo dall’infinito Amore di Dio. Come sarebbe più povero il nostro secolo se si indebolisse la presenza di esistenze consacrate a questo Amore; e come sarebbe più povera la società se non fosse indotta ad alzare lo sguardo là dove sono le vere gioie! Più povera sarebbe anche la Chiesa, se venisse meno chi manifesta concretamente e con forza la perenne attualità del dono della propria vita per il Regno dei Cieli” (SAN GIOVANNI PAOLO II, Messaggio per la XXIX Giornata di preghiera per le vocazioni, 1991). Come sarebbe più povera – aggiungo io – la nostra Chiesa di Pitigliano-Sovana-Orbetello senza uomini e donne che, nell’offerta di sé al Signore, trovano la piena giustificazione della propria esistenza e si assumono così il compito di essere «luce delle genti» e «sale della terra», costruttori di speranza per quanti si interrogano sulla perenne novità dell’ideale cristiano […].

Mons. Guglielmo Borghetti – Vescovo di Pitigliano – Sovana – Orbetello

Clicca e scarica il Messaggio completo di S.E. Mons. Guglielmo Borghetti (PDF)

 


RALLEGRATEVI – LETTERA CIRCOLARE AI CONSACRATI
E ALLE CONSACRATE DAL MAGISTERO DI PAPA FRANCESCO

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La santità genera santi – La Beata Maria Maddalena dell’Incarnazione

La santità genera santi – La Beata Maria Maddalena dell’Incarnazione

Inizia oggi a Porto Santo Stefano il triduo in onore della Beata Maria Maddalena dell’Incarnazione. I novizi insieme ai loro formatori animeranno la liturgia di questa intensa giornata.
La storia della beata Maria Maddalena è, per certi aspetti, legata alla nostra Congregazione.  Paolo della Croce, suo fratello Giovanni Battista e i primi Passionisti dal Monte Argentario scendevano sovente a Porto S. Stefano per predicare Gesù Crocifisso e richiamare la popolazione all’amore e alla devozione per la Santissima Eucaristia.

La presenza ed il passaggio di San Paolo della Croce e dei suoi primi compagni lasciarono un’impronta profonda nel borgo, grazie alla dirompente forza d’urto della loro predicazione.

E poiché l’amore seminato non può che germogliare e portare frutto, così la santità necessariamente genera santi.

Scrive P.Tito Paolo Zecca C.P. :

Leggendo la biografia della Venerabile Madre mi ha molto colpito il fatto che abbia mosso i primi passi nella via della ricerca di Dio e della sua volontà all’ombra del Monte Argentario. Per i Passionisti questo stupendo promontorio è come la Verna per i Francescani e Montecassino per i Benedettini. Su questo monte il nostro Fondatore, san Paolo della Croce (1694-1775), insieme al ven. suo fratello padre Giovanni Battista (+1765), ha edificato i primi due “ritiri” comunitari, con tanti sacrifici ed enormi difficoltà. A Orbetello ed a Porto Santo Stefano i primi padri della nascente congregazione hanno profuso il loro zelo apostolico con le “missioni”, la predicazione quaresimale e il ministero della riconciliazione, sempre unito ad una saggia e prudente direzione spirituale.
Divo Barsotti ha potuto scrivere che “in questi due ultimi secoli la mistica cattolica è in gran parte legata alla congregazione della Passione. (…) Alcune fra le più grandi donne che hanno avuto carismi eccezionali nella vita della Chiesa di questi ultimi secoli, sono legate o dipendono più o meno dai Passionisti; sono, fra le altre, Gemma Galgani a Lucca e Lucia Mangano in Sicilia” (Divo Barsotti, in Magistero di santi, Roma 1971, pp. 123-150, passim). E mi piace annoverare anche questa perla dell’Argentario, qual è la venerabile madre, nella corona di persone aiutate a seguire con generosità la volontà di Dio dai Passionisti. E’ stato un dono, quello della guida di anime elette, più volte ripetuto e rinnovato nella storia della congregazione, accettato con umile gratitudine e solerte impegno. Leggo nella biografia della venerabile: “La parrocchia di santo Stefano, grazie particolarmente alle cure assidue e all’assistenza spirituale di san Paolo della Croce e dei suoi Passionisti, prese a contraddistinguersi per la sua profonda pietà eucaristica. Infatti ola devozione al SS.mo Sacramento e alla Vergine santissima in special modo ai suoi dolori, è una delle caratteristiche dei passionisti; e che inculcarono tali devozioni, promovendo soprattutto il culto eucaristico” (L’Ordine delle Adoratrici perpetue. Notizie storiche, a cura di una Monaca adoratrice, Vigevano 1996, p. 9). Non sappiamo i nomi dei passionisti che entrano nella vicenda di Caterina; il primo ricordato è il religioso fratello che ritrova la bimbetta di appena tre anni persa nel bosco e la riconduce in casa e poi, citazione ancora più interessante, è quella che riguarda la frequentazione della chiesa della Presentazione dove Caterina trova chi la segue attentamente; individua in lei i segni della vocazione monastica, le indica la possibilità di entrare nel monastero delle Passioniste appena fondate in Tarquinia, ma si rimette alla decisione della giovanetta che invece si sente chiamata ad entrare fra le monache del monastero dei SS. Filippo e Giacomo di Ischia di Castro. Importante indizio di una grande libertà nell’operare il discernimento vocazionale che tutto è meno che tentativo di condizionamento per fini di proselitismo e tanto meno pretesto per plagiare le scelte di vita che devono essere operate in ascolto della volontà divina, con grande distacco dai possibili interessi di parte. L’episodio della visione del Crocifisso nello specchio sancisce come un sigillo al lavorio della Grazia che vuole entrare sempre di più nel cuore della giovinetta per prepararla ai futuri risolvimenti di Fondatrice dell’ultimo Ordine femminile della Chiesa. Esperienza analoga a quella di santa Teresa di Gesù davanti all’immagine dell’Ecce homo.