[…]Non c’è crisi vocazionale là dove ci sono consacrati capaci di trasmettere, con la propria testimonianza, la bellezza della consacrazione. E la testimonianza è feconda. Se non c’è una testimonianza, se non c’è coerenza, non ci saranno vocazioni. E a questa testimonianza siete chiamati. Questo è il vostro ministero, la vostra missione. Non siete soltanto “maestri”; siete soprattutto testimoni della sequela di Cristo nel vostro proprio carisma. E questo si può fare se ogni giorno si riscopre con gioia di essere discepoli di Gesù. Da qui deriva anche l’esigenza di curare sempre la vostra stessa formazione personale, a partire dall’amicizia forte con l’unico Maestro. In questi giorni della Risurrezione, la parola che nella preghiera mi risuonava spesso era la “Galilea”, “là dove tutto incominciò”, dice Pietro nel suo primo discorso. Le cose accadute a Gerusalemme ma che sono incominciate in Galilea. Anche la nostra vita è incominciata in una “Galilea”: ognuno di noi ha avuto l’esperienza della Galilea, dell’incontro con il Signore, quell’incontro che non si dimentica, ma tante volte finisce coperto da cose, dal lavoro, da inquietudini e anche da peccati e mondanità. Per dare testimonianza è necessario fare spesso il pellegrinaggio alla propria Galilea, riprendere la memoria di quell’incontro, quello stupore, e da lì ripartire. Questa è una disciplina di quelli e di quelle che vogliono dare testimonianza: andare indietro alla propria Galilea, dove ho incontrato il Signore; a quel primo stupore […]. (Papa Francesco – Udienza ai partecipanti al Convegno dei Formatori di consacrati e consacrate)
Scansano – provincia di Grosseto. Paese famoso per quel vino ricco di storia, di cultura quale è il Morellino (di Scansano, appunto); per quel vino ricco di vita: carta vincente di un paese ”dilaniato” dalla crisi, dal lavoro che non c’è e da quella solitudine – maledetta – che uccide, che ti lacera dentro fino a consumarti. Dilaniato da quella mancanza di solidarietà che ti porta a serrarti in casa, a chiuderti…tra quattro mura, nel tuo ”io” – ripensando – forse, sommessamente – a quella ”società dell’amore” che ognuno di noi sarebbe – oggi stesso – pronto a costruire.
Una settimana di missione. La prima esperienza per un noviziato che ormai si prepara – al sole della Croce – a riaccogliere i frutti, i più maturi, di un anno bello, intenso – faticoso per alcuni versi, ma vero, profondo: un anno orientato a Cristo. Un anno passato ai piedi del Crocifisso – con lui, vicino a noi: lui, Paolo della Croce, amato padre.
Mi vien chiesto di scrivere: lo faccio, perché è la cosa che mi riesce meglio, e mentre scrivo ripenso…ricordo – ”faccio memoria”. Il primo amore non si scorda mai, per me è un pò così: la mia vocazione è nata tra la gente, in quella pastorale spicciola che mi piace tanto e che ha costruito il mio essere. E quando sto tra la gente – in quello scorrere di volti, di sguardi, di ansie, di speranze…di gioie ritrovo me stesso: comprendo che l’uomo – ogni uomo – ha bisogno di Dio, che nel mezzo di tante parole ho bisogno di quella Parola – la sua, eterna – che ti sradica dal tuo egoismo e ti proietta verso l’A/altro. Verso Lui. Questo è stata per me Scansano, la missione. Fedele al mio carisma. Fedele a quello slancio missionario – ad gentes – della Chiesa che sembra essersi indebolito.
Cristo affascina, anche quando ad annunciarlo sono cinque – poveri ed insufficienti – frati che armati di chitarra e Crocifisso (e tanta buona volontà) hanno ravvivato – anche sotto la pioggia – il clima di un paese di montagna, distante…indifferente (forse!?). Il missionario converte i cuori portando la «rivoluzione del Vangelo» che sviluppa l’uomo e la società umana, e noi passionisti siamo chiamati a mantenerci fedeli al carisma, solo per essere credibili coscienti che quanto più ci si allontana da questo orizzonte di salvezza soprannaturale, sposando ideologie e progetti umani, tanto più diventiamo spiritualmente sterili.
A Scansano non si è voluta portare nessuna grande novità: se non l’unica grande Novità – conosciuta, da tempo, per altro – ma che fa fatica ad entrare, a conquistarci: Gesù Cristo. Abbiamo portato Lui, Crocifisso che ”ci tiene quaggiù crocifissi con Lui” (cit. Santo Curato d’Ars). Abbiamo seminato – per Lui, noi, ”lavoratori” a tempo pieno – chicchi di Parola, chicchi di Cielo.
Alvaro, Domenico, Dada, Guido, Lucia, Candida, Barbara, Piero e il suo fratello gemello e anche Lei, cara e buona, signora che seguiva – ogni mattina – la preghiera delle lodi dal mio cellulare ed era sempre pronta a smanettare tra la sua borsa per recuperare un fazzoletto quando il mio naso cominciava a colare per il freddo, a voi e a tanti come voi, il mio – il nostro – ”grazie”. Grazie anche a lei, gentile signora, che veniva ogni giorno – a pranzo e a cena – a rigovernare la canonica. Un ”grazie” sincero, senza orpelli, senza fronzoli – come il grazie dei figli – lontani, ma sempre vicini, uniti da quel cuore – il suo, aperto – che fa bello il mondo, che spinge – ogni giorno – la storia, la nostra, verso le sue braccia. Verso Lui.
Questa è stata per me Scansano, la missione. Un bussare continuo ad ogni porta, anche a quelle che sono rimaste chiuse. Sbarrate. Un po’ come la sua esperienza: «Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3,20). Porte che si aprono dal di dentro.
Questa è stata per me la missione: un incontro di volti, di sguardi…di cuori. Ferite da fasciare, abbracci da donare, lacrime…storia da narrare – case da benedire – parole da cantare, più semplicemente vita da condividere. Grazie!
Andrea, novizio
Cari giovani, «nella cultura del provvisorio, del relativo, molti predicano che l’importante è “godere” il momento, che non vale la pena di impegnarsi per tutta la vita, di fare scelte definitive, “per sempre”, perché non si sa cosa riserva il domani. Io, invece, vi chiedo di essere rivoluzionari, vi chiedo di andare controcorrente; sì, in questo vi chiedo di ribellarvi a questa cultura del provvisorio, che, in fondo, crede che voi non siate in grado di assumervi responsabilità, crede che voi non siate capaci di amare veramente. Io ho fiducia in voi giovani e prego per voi. Abbiate il coraggio di andare controcorrente. E abbiate il coraggio anche di essere felici» (Papa Francesco)
La Comunità Passionista del Monte Argentario vi invita a vivere i giorni del triduo pasquale condividendo la nostra spiritualità.
Si tratta di una proposta rivolta a GIOVANI e LAICI per i giorni dal 2 al 5 aprile.
Per i non residenti c’è la possibilità di accoglienza nella foresteria del Convento.
L’arrivo per chi volesse pernottare è previsto per mercoledì sera (1 aprile).
Comunica la tua adesione entro il 29 marzo 2015!
PER INFO
Tel. Comunità 0564.812641
Fr Roberto 368.3492118
email: carlopassio@libero.it
Ci sono luoghi speciali in cui nel silenzio puoi sentire parlare Dio. Il monastero carmelitano “Janua Coeli” di Cerreto è uno di questi luoghi in cui tutto profuma di Cielo: l’odore della cera delle candele intagliate con amore dalle monache, il calore e l’ordine dei locali, il sorriso con cui vieni accolto da occhi pieni di luce che ti ricordano quanto sei fortunato se credi che “Solo Dio basta”. E scopri che le grate della clausura non sono un limite, perché non impediscono di sentire il calore di un abbraccio, ma sono solo il segno di quel sacro rispetto dovuto davanti all’ineffabile Mistero di Dio.
C’è una frase che ha colpito tutti noi. Si trova all’ingresso della sala di attesa del monastero, la si legge varcando la porta, varcando quel limite che segna l’ingresso nel Mistero.
«Bisogna condurre la guerra più dura, la guerra contro se stessi. Bisogna arrivare a disarmarsi. Ho condotto questa guerra lungo tanti anni, è stata terribile. Ma sono disarmato. Non temo più niente di niente perché l’amore scaccia la paura. Sono disarmato dalla volontà di aver ragione, di giustificarmi squalificando gli altri. Non sono più sulla difensiva, gelosamente ripiegato nelle mie ricchezze. Accolgo e condivido. Non tengo particolarmente alle mie idee, ai miei progetti. Se me ne presentano di migliori o neppure migliori, ma buoni, accetto senza rimpianti. Se ci si disarma, se ci si spossessa, se ci si apre al Dio Uomo che fa nuova ogni cosa, allora Lui cancella il cattivo passato e ci offre un tempo nuovo dove tutto è possibile». (Atenagora – Patriarca di Costantinopoli)
Ascolta l’Ave Maria cantata al termine della messa dalle monache del monastero “Janua Coeli” di Cerreto
Vorremmo quasi che oggi riapparisse in cielo, quello stesso arcobaleno che unì Cellere al ritiro della Presentazione di Maria SS.ma al Tempio, sul monte Argentario, quel 14 agosto 1750, giorno della morte del Venerabile Fratel Giacomo: un arcobaleno di pace, di santità, che rischiari anche oggi il nostro cielo, il nostro mondo, il nostro cuore.
Verrebbe da dire che a stare con i santi non ci si stanca mai, perché essi – se lo vogliamo – non fanno fatica a stare con noi. (Continua a leggere)
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.