Il 31 gennaio 2015 si sono concluse – con una Concelebrazione Eucaristica, presieduta dal Card. Angelo Amato S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, le celebrazioni per l’Anno Centenario della nascita del Servo di Dio Padre Candido Amantini (Bagnolo di Santa Fiora, Grosseto, 31 gennaio 1914 – Roma, 22 settembre 1992), religioso passionista e sacerdote esorcista.

Ci sono occhi il cui ricordo difficilmente svanisce dalla nostra mente. Ci sono voci che dilatano il cuore ogni volta che le si riascolta – e, alle volte, si vorrebbe tanto tornare a riascoltarle. Ci sono mani che si desidererebbe tanto tornare a stringere o baciare con pietà. Sono gli occhi, la voce, le mani di coloro che – anche solo per un momento – ci hanno cambiato o sconquassato l’esistenza. Ho letto anni fa una frase di un gesuita italiano – p. Domenico Mondrone –il quale annotava che «a stare con i santi non ci si stanca mai!». Non aveva tutti i torti, aveva compreso bene che stare alla loro scuola ¬- che è poi la scuola dell’Amore Crocefisso – come scolari perenni, riaccende nel cuore la nostalgia del Cielo. È bello guardare ai grandi della fede, la cui esistenza è un’intramontabile omelia al Vangelo, sempre viva, sempre attuale e feconda. È bello guardare a coloro che hanno passato la loro vita scuotendo le coscienze, sollevando domande, aprendo orizzonti vasti, riaccendendo nostalgie ormai sepolte sotto le ceneri di un quotidiano monotono. Tra le tante pagine di questa immaginaria “historia Sanctorum” noi religiosi passionisti custodiamo, gelosamente ceto, quella che parla di P. Candido Amantini, perché si dia nuovamente possibilità, a tanti che lo desiderano di ogni conversione e riforma individuale.La sua vita è stata vissuta nell’unico modo in cui andava vissuta, nell’unico modo in cui poteva essere riconsegnata al Padre: ai piedi della croce. Egli è stato il vangelo quotidiano di tanti più piccoli, più oppressi (dal male) e che in lui hanno trovato un annuncio di liberazione e di pace. È – ancora oggi – il sicomoro sul quale tutti noi saliamo per vedere Gesù; per incrociare, seppur per un momento, il suo sguardo d’amore e di liberazione, perché P. Candido ha avuto il coraggio di intravedere in ogni volto, il Volto di Cristo! La sua testimonianza di santità ci ricorda che l’amore di Dio, filtrato nella vita dei santi, lancia agli uomini la sua più grande provocazione: in esso si aprono le vie della conoscenza, perché l’amore vero soltanto crea futuro e rende liberi, esso rimane sempre innanzi a noi come ad una frontiera inesplorata e carica di possibilità. Ognuno di noi aspetta una svolta nella propria vita – di questi tempi poi!, qualcosa che scrolli la tiepidezza e la monotoniadel vivere; non ci si rende conto, invece, che quella grande svolta è già avvenuta: l’amore è partecipazionea una vita che Dio gratuitamente ci dona, anche quando ci sentiamo perennemente in fuga. Padre Candido ha parlato all’uomo dell’Amore additando alla Croce, e sotto quest’albero di vita ha aiutato ogni uomo a riprendere fiato.Padre Candido ha «collaborato» con Dio affinché potesse crescerenell’uomo, in qualunque uomo, quell’umanità vera, autentica e maturache è il vero riflesso della luce divina nel mondo. La sua semplice esistenza ci rammenta che «non abbiamo da costruire spazi sacri in cui rifugiarci; non abbiamo terra santa in cui andare; non abbiamo casa di Dio in cui nasconderci» (E. Balducci, Il Mandorlo e il fuoco); abbiamo soloil suo Cuore, termometro per la nostra umanità. La vita del nostro SdDè stata un “bombardamento” d’amore: ha colpito tutti, anche i lontani. La sua onda d’urto ha investito tutti inevitabilmente. Tutti indistintamente. I suoi occhi, il suo sorriso, la sua voce ci ricorda che nel buio della vita è facile perdersi: Dio però sempre ci cerca, finché non ci trova e ci conduce al suo cuore! Padre Candido ci attende, come faceva quando era in vita, sull’uscio di casa, come un buon amico, a braccia aperte, per insegnarci a fare come l’allodola: staccarsi per un attimo da terra ed elevarci in cielo.
“Dove i santi passano, Dio passa con loro”, ripeteva il Curato d’Ars: c’è un filo rosso che, come sempre, lega le pagine della storia – della nostra storia – è la santità, chiamata possibile nell’oggi di una vita travagliata, incerta…ma che ha – come tutto del resto – l’impronta dell’amore di Dio.Sempre, nonostantetutto!

Andrea, novizio

Chi scrive, desidera ringraziare di vero cuore il Gruppo di Preghiera “Padre Candido Amantini”, il postulatore della Causa Dott. Paolo Vilotta, il Rettore del Pontificio Santuario della Scala Santa P. Francesco Guerra…e, in fino, ma solo perché degno di più nota: Lui, il Signore della vita e della storia, per le grazie che ogni giorno – nei suoi santi – ci dona. A Lui, che è venuto a vivere dentro di noi: grazie, Signore Gesù!