Quinto giorno della novena in onore di Maria Immacolata predicata da p.Piero Berti.
Alexis Carrel è un medico e uno scienziato di fama mondiale. Positivista convinto era convinto che “al di fuori del metodo scientifico non esistesse alcuna certezza”. Non credeva nei miracoli e sposava in pieno la teoria di Zolà secondo il quale ciò che oggi non è razionalmente comprensibile, domani lo sarà. Ma giunto a Lourdes per smascherare l’imbroglio si imbatterà nella grazia. Carrel assistette in prima persona, in tutti i passaggi della vicenda, alla guarigione di una donna in punto di morte, affetta da tubercolosi, pleurite, e peritonite tubercolare. Di fronte ad una guarigione evidente, inspiegabile, improvvisa, si convertì.
Quarto giorno della novena in onore di Maria Immacolata predicata da p.Piero Berti.
Figlia di Antonio Starabba, marchese Di Rudinì, Alessandra ebbe una vita inquieta e dissoluta. Fu moglie, vedova e amante. Famosa per la relazione malsana con Gabriele D’Annunzio. Poi il viaggio a Lourdes dove rimane colpita dalla sconfinata sofferenza ai piedi della Madonna. Sotto i suoi occhi vede guarire una donna francese completamente cieca, dopo che aveva invocato la Madonna. Alessandra Di Rudinì si inginocchiò davanti all’immagine della Madonna, invocandola come una bambina sperduta nel deserto. Tutti i dubbi caddero davanti alla forza di Maria Santissima. «Il naturalismo, il positivismo, il razionalismo? Erano tutte chimere. Solo Gesù Cristo è la Verità», dirà più tardi.
Terzo giorno della novena in onore di Maria Immacolata predicata da p.Piero Berti.
Giovedì 20 gennaio 1842 verso le 12.45, il giovane Alfonso Ratisbonne accompagna, per pura cortesia, l’amico Teodoro de Bussière nella Chiesa di S. Andrea delle Fratte in Roma. Mentre l’amico è in colloquio con il Parroco, Alfonso visita curioso, con sguardo freddo ed indifferente la Chiesa, dove si stanno facendo i preparativi per il funerale del conte di Laferronnays. Passati non più di 10 minuti, rientrato in Chiesa, l’amico Teodoro trova Alfonso inginocchiato davanti alla cappella di S. Michele, profondamente assorto, quasi in estasi. «Ho dovuto toccarlo tre o quattro volte – scrive due giorni dopo al fratello di Alfonso – e poi finalmente volse verso di me la faccia bagnata di lacrime, con le mani giunte e con un’espressione impossibile a rendersi… Poi estrasse dal petto la Medaglia Miracolosa, la coprì di baci e di lacrime e proferì queste parole: “Ah! Come sono felice, quanto è buono Dio, che pienezza di grazia e di felicità!”».
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