Oggi parliamo della PIETÀ. Non c’entra l’arte di Michelangelo e nemmeno la commiserazione e il compatimento. Il dono dello Spirito Santo che porta questo nome, indica la nostra amicizia con Dio, un’amicizia che cambia la vita e riempie di entusiasmo, di gioia. Per questo, il dono della pietà suscita innanzitutto la gratitudine e la lode.
Quando lo Spirito Santo ci fa percepire la presenza del Signore e tutto il Suo amore per noi, il cuore si scalda e si muove naturalmente alla preghiera e alla celebrazione. Pietà, dunque, è sinonimo di autentico spirito religioso, di confidenza filiale con Dio, di quella capacità di pregarlo con amore e semplicità che è propria delle persone umili di cuore. Ma la pietà presuppone l’amicizia, la conoscenza, l’incontro. Non si può amare una persona che non si conosce…al limite si può arrivare ad amare qualcosa di una persona che non si conosce, ma si potrà dire di amarla veramente solo dopo averla conosciuta.
Quando conosci Dio, quando lo incontri, quando incontri il suo perdono, quando scopri di essere stato amato da sempre, creato come un prodigio, quando scopri il progetto bellissimo che ha sulla tua vita e ti diventa chiaro il fatto che riponga in te tutta la Sua stima… nasce la riconoscenza, nasce la gratitudine e la preghiera diventa naturale dialogo. Non più qualcosa di forzato, non più un fastidioso obbligo, ma un atto naturale. Com’è naturale, o meglio dovrebbe esserlo, il dialogo tra due innamorati.
Quando si parla di scienza, il pensiero va immediatamente alla capacità dell’uomo di conoscere sempre meglio la realtà che lo circonda e di scoprire le leggi che regolano la natura e l’universo. La scienza che viene dallo Spirito Santo, però, non si limita alla conoscenza umana: è un dono speciale, che ci porta a cogliere, attraverso il creato, la grandezza e l’amore di Dio e la sua relazione profonda con ogni creatura.
Quando i nostri occhi sono illuminati dallo Spirito, si aprono alla contemplazione di Dio, nella bellezza della natura e nella grandiosità del cosmo, e ci portano a scoprire come ogni cosa ci parla di Lui e del suo amore. Tutto questo suscita in noi grande stupore e un profondo senso di gratitudine! È la sensazione che proviamo anche quando ammiriamo un’opera d’arte o qualsiasi meraviglia che sia frutto dell’ingegno e della creatività dell’uomo: di fronte a tutto questo, lo Spirito ci porta a lodare il Signore dal profondo del nostro cuore e a riconoscere, in tutto ciò che abbiamo e siamo, un dono inestimabile di Dio e un segno del suo infinito amore per noi.
Eccoci giunti al quarto giorno del settenario. Il quarto dono dello Spirito Santo che prendiamo in considerazione è la FORTEZZA.
Lo Spirito del Signore viene in aiuto alla nostra debolezza fortificando la nostra volontà e rendendoci perseveranti nelle opere buone, saldi nell’esercizio delle virtù e stabili nel proposito della santità.
C’è una debolezza che attacca la nostra volontà che spesso ci impedisce di progredire nel cammino di santità. È quel “fomes peccati” di cui parlava già San Tommaso d’Aquino, ovvero quella cicatrice lasciata in noi dal peccato originale che inclina a compiere come sperimentava Paolo Apostolo “ il male che non vogliamo” piuttosto che “il bene che vogliamo”. Per contrastare questa tendenza viene incontro la grazia, vengono incontro i Sacramenti, viene incontro lo Spirito Santo!
Nonostante questa inclinazione che tende a buttarci giù, questa specie di forza di gravità che ci schiaccia e ci deprime e tante volte ci scoraggia nel compiere il bene…nonostante tutto questo, il fervore di spirito ci piace. Ci piacciono le persone entusiaste delle cose, che si danno una mossa, che si sacrificano per qualcuno o qualcosa. Ci piace chi è disposto a dare la vita per noi, chi lotta e non si arrende.
Faccio un esempio calcistico. Tutti facciamo il tifo per quei calciatori che escono dal campo dopo aver lottato, quelli che sono stati su ogni pallone, che sono stati generosi con i compagni, e non hanno mai mollato un attimo. Ci piace chi crede e spera fino in fondo, chi non si rassegna.
Ieri abbiamo parlato della SAPIENZA, oggi approfondiamo il secondo dono dello Spirito Santo: l’intelletto. Il dono dell’intelletto ha ben poco a che fare con l’intelligenza propriamente detta, non è infatti questione di quoziente intellettivo.
Il dono dell’INTELLETTO riguarda la capacità dell’intus legere, del leggere dentro, come faceva Gesù, la capacità di vedere nel cuore, di accorgersi delle cose importanti, vere, belle. Di vedere la porzione di bello e buono nascoste oltre l’apparenza.
Ricordo una lettera commovente che un giovane che aveva conosciuto in vita la mistica francese Madeleine Delbrêl scrisse su di lei. Vi era scritto:
“Madeleine è il solo essere al mondo che mi abbia amato in speranza. Essa ha indovinato il mio vero io, sfigurato per tutti, sconosciuto a se stesso, da se stesso odiato, incosciente nel carcere di cui giungo dopo dieci anni e con il suo aiuto a liberarmi. Grazie a lei io sono esistito per uno dei miei simili prima di esistere nella mia coscienza, quando tutti gli altri non potevano che ignorarmi. Se non c’è più grande amore che dare la propria vita per coloro che si amano, come situare colui che rende la vita a chi l’ha perduta, che la da’ a chi non l’ha mai conosciuta?“
La Sapienza è quel dono che permette di poter vedere ogni cosa con gli occhi di Dio. È semplicemente questo: è vedere il mondo, vedere le situazioni, i problemi, con gli occhi di Dio.
Lo Spirito Santo rende il cristiano «sapiente», non riempiendolo di concetti e spiegazioni, ma facendone una persona che «sa» di Dio: sa come agisce Dio, conosce quando una cosa è di Dio e quando non è di Dio. Conosce quando qualcosa”Sa” di Dio, come si dice. Ha il gusto, il sapore di Dio. Lo fa proprio e lo dona!
SAPERE ha la stessa radice di SAPORE. Chi sa di Dio ne lascia assaporare il SAPORE. Chi possiede il dono della Sapienza, ha il gusto amoroso di Dio e della sua bellezza. Ne sparge l’essenza, il profumo.
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