La Presentazione di Maria al Tempio

La festa della presentazione al tempio, chiamata Eisodos o “Ingresso della madre di Dio nel tempio”, proviene dalla cultura bizantina dove era molto popolare; considerata una tra le maggiori feste della Vergine, fa parte del ciclo delle dodici feste. La data della festa, il 21 novembre, corrisponde al giorno della dedicazione della basilica di Santa Maria Nuova a Gerusalemme, fatta costruire dal vescovo Elia e finanziata dall’imperatore Giustiniano nel 543; tale ricorrenza si sviluppò a Costantinopoli nei secoli VII-VIII (San Salvatore in Chora) fino alla definitiva adozione da parte di Sisto V nel 1585.

Anche l’iconografia molto ricca indica l’importanza che la Chiesa dava al tema di Maria completamente promessa a Dio fin dall’infanzia, e deriva esclusivamente dai vangeli apocrifi, in particolare dal Protovangelo di Giacomo (III sec.) e dal Vangelo dello Pseudo- Matteo (VII-VIII sec.), ma si diffuse soprattutto nel Medioevo attraverso la Legenda aurea di Jacopo da Varagine (XIII sec.). Altri testi furono, comunque, di riferimento, come quello di san Massimo il Confessore, che descrive l’evento nella Vita di Maria, ma anche Germano nella Omelia per la presentazione e Giorgio l’innografo nel “Kontakion” per la presentazione.

La memoria liturgica della presentazione trova la radice e il fondamento nella tradizione ebraica e nel fatto che, come tutti gli ebrei osservanti, anche Gioacchino e Anna portarono al tempio Maria bambina, per offrirla al Signore, facendo dono di due tortore o di due colombi. La festa vuole ricordare anche tutto il periodo che va dalla nascita fino al fidanzamento con Giuseppe e all’annunciazione.

Nel celebrarla la Chiesa intende illuminare il silenzio che grava sul primo periodo della vita di Maria e presentarlo come tempo della preparazione alla sua vocazione di Madre di Dio. Nel tempio ella visse, secondo la tradizione, dai 3 ai 14 anni; tuttavia nell’arte vengono rappresentati solo i momenti dell’entrata nel tempio, cioè la presentazione, e dell’uscita definitiva dopo il matrimonio con Giuseppe.

È da notare che gran parte degli artisti raffigurano la Vergine quasi sempre come una giovinetta e non come una bambina di tre anni. L’iconografia si rifà soprattutto ai capp. 7 e 8 del Protovangelo di Giacomo e alla Legenda aurea: Maria è sempre presentata ai piedi della scalinata o mentre sale su una scala composta generalmente da quindici gradini, corrispondenti al numero di salmi graduali (dal Salmo 120 al 134) che erano cantati dal popolo d’Israele quando saliva in pellegrinaggio al tempio di Gerusalemme. Nonostante la tenera età, i testi la descrivono molto decisa nell’avanzare, senza l’aiuto dei genitori e senza voltarsi verso di loro, dimostrando così la propria volontà di offrirsi al Signore.

La celebrazione liturgica, che risale al secolo VI in Oriente e al secolo XIV in Occidente, dà risalto alla prima donazione totale che Maria fece di sé, divenendo modello di ogni anima che si consacra al Signore.

Molti mistici, attraverso i secoli, hanno avuto una grande devozione verso l’infanzia di Gesù e di Maria. Paolo della Croce è uno di questi. Dall’infanzia di Gesù e di Maria egli traeva una doppia ispirazione. La prima e più profonda è quella della divina natività che si realizza in ogni anima attraverso la fede e la preghiera.

Lei stia ben chiusa nel suo interno – scrive Paolo a Maria Crocifissa Costantini – con profondissima cognizione del suo niente, che in tal forma si celebrerà nel suo spirito la divina natività del Verbo divino, umanato nel silenzio della notte della fede e del santo amore” ( Lettere, II, 297 ).

L’ altra ispirazione è quella dell’infanzia spirituale, che ognuno di noi deve vivere secondo il Vangelo: ” Per fare questo ed avere l’ingresso nel Cuore Santissimo della nostra gran Regina e Madre bambina, bisogna farsi pure bambina e con la semplicità fanciullesca, con la vera umiltà e annichilamento di cuore ” ( Lettere. I 320 ).

Nell’abside della Chiesa della Presentazione al Monte Argentario, sopra l’altare maggiore, tra i due armoniosi balconcini dei coretti, è collocata la grande tela della Presentazione di Maria al Tempio, attribuita a Sebastiano Conca, amico di San Paolo della Croce.