« La divozione verso la SS.ma Vergine era nel Servo di Dio perfetta, stendendosi a tutti i titoli, sotto de’ quali da’ fedeli si onora […]; specialmente era divoto di Lei, considerandola concetta senza macchia di peccato. Discorrendo io col Servo di Dio su tal proposito, mi disse un giorno: “Io della Concezione Immacolata di Maria ne ho fatto voto non solo di crederla, ma ancora di difenderla, ancorché dovessi per questa morire” ».

Una sera in ricreazione, ragionando con gli studenti sullo stesso argomento, « replicate volte » ci tenne ad affermare con enfasi: « Non è stato dichiarato di fede dalla S. Chiesa un tal punto; ma io vorrei dare il sangue e sacrificare la vita ai tormenti per difesa del medesimo; e se io con ciò non divenissi martire, son certo peraltro che darei una gran gloria a questa gran Signora; ed ah! me felice, se potesse ciò riuscirmi! ».

E pensare che non ignorava la contraria opinione di alcuni teologi, e che solo un secolo più tardi, nel 1854, Pio IX avrebbe definito solennemente il dogma dell’Immacolata.

Per essa fa pregare, « acciò Gesù la dilati per tutto il mondo, mandi persone che abbiano lo spirito vero e volontà di farsi santi e di aiutare le anime e dilatare la divozione alla SS.ma Passione e ai dolori e purità di Maria SS.ma » .

Degno di rilievo il nesso intuito tra i misteri dolorosi della Vergine e la sua Concezione Immacolata; e forse lo notò pure il p. Giuseppe Andrea, parlando della « devozione […] che aveva alla gran Madre di Dio e specialmente a suoi dolori, alla di Lei immacolata concezione ».
Egli ricorda anche il punto dove la Regola prescrive che al rosario della sera si aggiunga il canto Tota pulchra.
Ed è sempre nella Regola che si raccomanda la devozione ai dolori della Vergine e, insieme, il culto dell’Immacolata.

(Enrico Zoffoli, Paolo della Croce, vol.II, pp.1187 – 1189)